Vaticano News

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Aggiornato: 3 ore 34 min fa

Il sostegno del Papa per le vittime del terremoto in Messico

21 settembre 2017 - 4:54pm
In seguito del terremoto che ha colpito con straordinaria veemenza il Messico , causando – secondo dati accertati, ma non definitivi – almeno 250 vittime, oltre a ingenti danni materiali, Papa Francesco , mediante il Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, ha stabilito di inviare un primo contributo di 150 mila dollari per il soccorso alle popolazioni in questa fase di emergenza. Tale somma , che verrà ripartita, in collaborazione con la nunziatura apostolica, tra le diocesi maggiormente toccate dalla calamità, sarà impiegata in opere di assistenza ai terremotati e vuol essere un’immediata espressione del sentimento di spirituale vicinanza e paterno incoraggiamento nei confronti delle persone e dei territori colpiti, manifestato dal Santo Padre nel corso dell’Udienza Generale di ieri. Tale contributo, che accompagna la preghiera, specialmente rivolta alla Vergine di Guadalupe , a sostegno dell’amata popolazione messicana, è parte degli aiuti che si stanno attivando in tutta la Chiesa cattolica e che coinvolgono, oltre a varie Conferenze episcopali, numerosi organismi di carità. (Da Radio Vaticana)...
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Papa a Commissione antimafia: lottare contro la corruzione

21 settembre 2017 - 4:11pm
di Roberta Gisotti Il primo pensiero di Papa Francesco ricevendo stamane in Vaticano la Commissione parlamentare antimafia è andato “a tutte le persone che in Italia hanno pagato con la vita la loro lotta contro le mafie ”. In particolare ha ricordato i tre magistrati assassinati Rosario Livatino, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino . Ha quindi puntato il dito sulla “crisi morale che oggi attraversa persone e istituzioni”, invitando a ripartire dal “cuore dell’uomo”, a vigilare sulla persona umana esposta a “tentazioni di opportunismo, di inganno e di frode”, “al compiacimento di sé e alla pretesa di farsi norma di tutto e di tutti”. Sotto accusa “una politica deviata, piegata a interessi di parte e ad accordi non limpidi”: “Si arriva, allora, a soffocare l’appello della coscienza, a banalizzare il male, a confondere la verità con la menzogna e ad approfittare del ruolo di responsabilità pubblica che si riveste”. Al contrario “la politica autentica”, ha sottolineato il Papa, “sente come una sua priorità la lotta alle mafie”, che “rubano il bene comune, togliendo speranza  e dignità alle persone”. Per questo è “decisivo opporsi in ogni modo al grave problema della  corruzione  che, nel disprezzo dell’interesse generale, - ha denunciato Francesco - rappresenta il terreno fertile nel quale le mafie attecchiscono e si sviluppano ”, facendo leva “sull’ idolatria del denaro e la mercificazione della dignità umana ”. “La corruzione trova sempre il modo di giustificare sé stessa, presentandosi come la condizione ‘normale’, la soluzione di chi è ‘furbo’, la via percorribile per conseguire i propri obiettivi. “Ha una natura contagiosa e parassitaria, - ha osservato ancora il Papa - perché non si nutre di ciò che di buono produce, ma di quanto sottrae e rapina. “È una radice velenosa che altera la sana concorrenza e allontana gli investimenti”. Ma “lottare contro le mafie - ha raccomandato Francesco - significa non solo reprimere” ma “anche bonificare, trasformare, costruire”, impegnandosi a livello “politico” per “una maggiore giustizia sociale”: “perché le mafie hanno gioco facile nel proporsi come sistema alternativo sul territorio proprio dove mancano i diritti e le opportunità: il lavoro, la casa, l’istruzione, l’assistenza sanitaria”. Ma c’è anche un livello d’impegno “economico” per correggere o cancellare “meccanismi che generano ovunque disuguaglianza e povertà”. “Oggi non possiamo più parlare di lotta alle mafie senza sollevare l’enorme problema di una finanza ormai sovrana sulle regole democratiche, grazie alla quale le realtà criminali investono e moltiplicano i già ingenti profitti ricavati dai loro traffici: droga, armi, tratta delle persone, smaltimento di rifiuti tossici, condizionamenti degli appalti per le grandi opere, gioco d’azzardo, racket”. Ma la “vera liberazione dalle mafie” ha evidenziato ancora Francesco - presuppone – “una nuova coscienza civile” “Serve davvero educare ed educarsi a costante vigilanza su sé stessi e sul contesto in cui si vive, accrescendo una percezione più puntuale dei fenomeni di corruzione e lavorando per un modo nuovo di essere cittadini, che comprenda la cura e la responsabilità per gli altri e per il bene comune”. Il Papa ha quindi lodato la legislazione italiana antimafia, citando “i beni confiscati alle mafie e riconvertiti a uso sociale”, “autentiche palestre di vita” per i giovani coinvolti e “le persone anziane, povere e svantaggiate che  trovano accoglienza, servizio e dignità”. Infine, attenzione particolare il Papa ha riservato “ai testimoni di giustizia, persone che si espongono a gravi rischi scegliendo di denunciare le violenze di cui sono state testimoni”. “Va trovata una via che permetta a una persona pulita, ma appartenente a famiglie o contesti di mafia, di uscirne senza subire vendette e ritorsioni”. “Occorre riuscire ad aiutarle, nel rispetto, certamente, dei percorsi di giustizia, ma anche della loro dignità di persone che scelgono il bene e la vita”. Al termine dell'udienza, la presidente della Commissione antimafia Rosi Bindi , ha commento le parole del Papa al microfono di Antonella Palermo Ascolta e scarica il podcast dell'intervista a Rosi Bindi   (Da Radio Vaticana)...
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Papa Francesco sugli abusi nella Chiesa: "Tolleranza zero"

21 settembre 2017 - 3:31pm
di Emanuela Campanile Nella Chiesa c'è “tolleranza zero" contro gli abusi sessuali sui minori: lo ha ribadito Papa Francesco nell’udienza ai membri della Pontificia Commissione per la Tutela dei minori, in occasione dell'apertura della plenaria. Nel suo discorso a braccio, Papa Francesco ha affermato che la Chiesa ha preso coscienza tardi di questo problema e “quando la coscienza arriva tardi i mezzi per risolvere il problema arrivano tardi”. “Ma grazie a Dio - ha aggiunto - il Signore ha suscitato uomini profeti nella Chiesa” per far emergere il problema “e vederlo in faccia”. Alla Congregazione per la Dottrina della Fede, che si occupa degli abusi – riconosce il Papa – “ci sono tanti casi che non vanno avanti”, così si sta cercando di prendere più gente che possa studiare i dossier . Se poi ci sono le prove di un abuso – afferma – questo è sufficiente per non accettare ricorsi. Non per una avversione - spiega – ma semplicemente perché la persona che compie questo delitto è malata: se si pente ed è perdonata, “dopo due anni ricade”. Per questo il Papa ha detto con decisione: mai firmerò la grazia. Nel testo consegnato ma non pronunciato, il Papa ha ringraziato la Commissione per il lavoro compiuto in questi tre anni.  Esprimendo dolore e vergogna per gli abusi compiuti da esponenti del clero, il Papa allo stesso tempo ha rinforzato la fede in quella missione dedicata ai più deboli , “abbiamo sperimentato - afferma - una chiamata che siamo sicuri venga direttamente dal nostro Signore Gesù Cristo: abbracciare la missione del Vangelo per la protezione di tutti i minori e gli adulti vulnerabili”. “Avendo ascoltato le testimonianze delle vittime e dei sopravvissuti” a tali violenze, ed essendo gli abusi sessuali “un peccato contrario e in contraddizione con quanto Cristo e la Chiesa insegnano”, Papa Francesco ha reiterato l’impegno della Chiesa ad applicare  le misure più forti nei confronti di chi “abusa dei figli di Dio”. “E’ incoraggiante sapere quante Conferenze Episcopali e Conferenze dei Superiori Maggiori hanno cercato il vostro consiglio",  ha poi proseguito il Papa, facendo particolare riferimento a quanto la collaborazione della Commissione sia preziosa “soprattutto per quelle Chiese che hanno meno risorse ”.  L’obiettivo è “ continuare la collaborazione con la Congregazione per la Dottrina della Fede e la Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, affinché queste pratiche possano essere inculturate in diverse Chiese di tutto il mondo”. Soddisfazione espressa anche per i programmi educativi, presentati dal cardinale O'Malley e dalla signora Marie Collins, uno dei suoi membri fondatori, che offrono il tipo di risorse che “consentiranno alle Diocesi, agli Istituti religiosi e alle istituzioni cattoliche di adottare e attuare" le strategie "più efficaci per tale lavoro”. A chiusura del suo intervento, prima dell’affidamento alla Vergine Maria, il Papa ha espresso la sua fiducia e piena convinzione che “la Commissione continuerà ad essere un luogo in cui" "ascoltare con interesse le voci delle vittime e dei sopravvissuti. Perché abbiamo molto da imparare da loro e dalle loro storie personali di coraggio e perseveranza”. “ La protezione dei minori  - ha detto nel suo saluto il card. Sean O’Malley , presidente della Commissione - è chiaramente una delle più alte priorità della Chiesa  nel nostro tempo” e “la cura della Chiesa per le vittime di abuso e per le loro famiglie è una considerazione primaria in questa missione. Dall’attento ascolto e dalla condivisione di esperienze con loro, la nostra Commissione ha beneficiato grandemente da tutto ciò che i sopravvissuti ci hanno offerto”. Tra le priorità della Commissione, anche l’impegno di “continuare il lavoro intrapreso”   e quello di “rinnovare il gruppo dei commissari con rappresentanti delle Chiese di diverse parti del mondo”. A conclusione del saluto, il ringraziamento e la riconoscenza nei confronti del Papa: “Desidero anche  esprimere quanto la leadership che Vostra Santità continua ad offrire ”, ha specificato il cardinale, aggiungendo quanto “abbia veramente agito come fonte di ispirazione e profondo incoraggiamento” per "renderci capaci di portare avanti con zelo la missione che ci è stata affidata”. (Da Radio Vaticana)...
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Papa a S. Marta: tante volte i cattolici si scandalizzano per la Misericordia

21 settembre 2017 - 1:12pm
di Debora Donnini “La porta per incontrare Gesù è riconoscersi peccatore” . Lo ha detto stamani Papa Francesco alla Messa a Casa Santa Marta . L’omelia ripercorre la conversione di San Matteo , nel giorno in cui la Chiesa lo festeggia. Un episodio dipinto da Caravaggio, in una tela cara al Papa. Tre le tappe della vicenda: incontro, festa e scandalo . Gesù aveva guarito un paralitico e incontra Matteo, seduto al banco delle imposte. Faceva pagare le tasse al popolo di Israele per darle, poi, ai romani e per questo era disprezzato, considerato un traditore della Patria. Gesù lo guardò, gli disse: “Seguimi”. E lui si alzò e lo seguì, come narra il Vangelo odierno. Da una parte, lo sguardo di San Matteo, uno sguardo sfiduciato : guardava “di lato”, “con un occhio Dio”, “con l’altro il denaro”, “aggrappato ai soldi come lo dipinse il Caravaggio” ,  e anche con uno sguardo scontroso. Dall’altra, lo sguardo misericordioso di Gesù che - dice il Papa - lo ha guardato con tanto amore”. La resistenza di quell’uomo che voleva i soldi, “cade”: si alzò e lo seguì. “È la lotta fra la misericordia e il peccato”, sintetizza il Papa. L’amore di Gesù è potuto entrare nel cuore di quell’uomo perché “sapeva di essere peccatore” , sapeva di “non essere ben voluto da nessuno”, anche disprezzato. E proprio “quella coscienza di peccatore aprì la porta alla misericordia di Gesù”. Quindi, “lasciò tutto e se ne andò”. Questo è l’incontro fra il peccatore e Gesù. “È la prima condizione per essere salvato: sentirsi in pericolo ; la prima condizione per essere guarito: sentirsi ammalato . E sentirsi peccatore , è la prima condizione per ricevere questo sguardo di misericordia . Ma pensiamo alla sguardo di Gesù, tanto bello, tanto buono, tanto misericordioso. E anche noi quando preghiamo sentiamo questo sguardo su di noi; è lo sguardo dell’amore, lo sguardo della misericordia, lo sguardo che ci salva . Non aver paura”. Come Zaccheo, anche Matteo sentendosi felice invitò, poi, Gesù a casa a mangiare. La seconda tappa è infatti proprio “la festa” . Matteo ha invitato gli amici, “quelli dello stesso sindacato”, peccatori e pubblicani. Sicuramente a tavola, facevano domande al Signore e lui rispondeva. Questo – nota il Papa – fa pensare a quello che dice Gesù nel Capitolo XV di Luca: “Ci sarà più festa nel Cielo per un peccatore che si converte che per cento giusti che rimangono giusti”. Si tratta della festa dell’incontro del Padre, la festa della misericordia ”.  Gesù, infatti, “spreca misericordia ”, per tutti, afferma Francesco. Quindi, il terzo momento: quello dello “scandalo” . I farisei vedendo che pubblicani e peccatori si misero a tavola con Gesù, dicevano ai suoi discepoli: “Come mai il vostro Maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?”. “Sempre uno scandalo incomincia con questa frase: ‘Ma come mai?’ ”, nota il Papa. “Quando voi sentite questa frase, puzza” - sottolinea -  e “dietro viene lo scandalo”. Si trattava, in sostanza, della “impurezza di non seguire la legge”. Conoscevano benissimo “la Dottrina”, sapevano come andare “sulla strada del Regno di Dio”, conoscevano “meglio di tutti come si doveva fare” ma “avevano dimenticato il primo comandamento dell’amore”. E, quindi, “sono stati chiusi nella gabbia dei sacrifici” magari pensando: “Ma facciamo un sacrificio a Dio”, facciamo tutto quello che si deve fare, “così ci salviamo”. In sintesi, credevano che la salvezza venisse da loro stessi , si sentivano sicuri. “No! Ci salva Dio, ci salva Gesù Cristo ”, ribadisce il Papa. “Quel ‘come mai’ che tante volte abbiamo sentito fra i fedeli cattolici quando vedevano opere di misericordia. Come mai? E Gesù è chiaro, è molto chiaro: ‘Andare a imparare’. E li ha mandati a imparare, no? ‘Andate a imparare che cosa vuol dire misericordia – ( quello che) Io voglio – e non sacrifici, perché Io non sono venuto, infatti, a chiamare i giusti, ma i peccatori’. Se tu vuoi essere chiamato da Gesù riconosciti peccatore”. Francesco esorta, dunque, a riconoscersi peccatori , non in astratto ma con “peccati concreti”: tanti “tutti noi ne abbiamo”, dice. “Lasciamoci guardare da Gesù con quello sguardo misericordioso pieno di amore”, prosegue. E soffermandosi ancora sullo scandalo, rileva che ce ne sono tanti: “Ce ne sono tanti, tanti … E sempre, anche nella Chiesa oggi . Dicono: ‘No, non si può, è tutto chiaro, è tutto, no, no … Sono peccatori quelli, dobbiamo allontanarli’. Anche tanti santi sono stati perseguitati o sospettati . Pensiamo a Santa Giovanna D’Arco , mandata al rogo, perché pensavano fosse una strega e condannata. Una santa! Pensate a Santa Teresa , sospettata di eresia, pensate al Beato Rosmini . ‘Misericordia, Io voglio, e non sacrifici’. E la porta per incontrare Gesù è riconoscersi come siamo, la verità. Peccatori. E Lui viene, e ci incontriamo. È tanto bello incontrare Gesù!”. Ascolta l'audio del servizio con la voce del Papa:  (Da Radio Vaticana)...
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Dall'Urbe all'Orbe e ritorno! - "Roma: la Chiesa nella Città": il convegno diocesano e la Notre Dame University a Roma, temi di questa puntata

20 settembre 2017 - 7:30pm
«Roma: la Chiesa nella città» di mercoledì 20 settembre è una puntata con molti ospiti: il primo è mons. Angelo De Donatis, Vicario del Papa a Roma, parla del convegno diocesano concluso lunedì 18 settembre. La seconda ospite è la prof.ssa Heather Hyde Minor per parlare della nuova sede del Rome Global Project dell’University of Notre Dame a Roma e delle attività collegate. Nella parte finale della trasmissione presentiamo poi due libri delle Edizioni Dehoniane di Bologna (EDB): una raccolta di racconti e un testo più impegnativo di don Giacomo Panizza, sacerdote bresciano che vive e lavora in Calabria, impegnato contro la criminalità organizzata. La trasmissione curata e condotta da Fabrizio Mastrofini ha una sua pagina Facebook . Mons. Angelo De Donatis al termine del convegno diocesano nota che il «pessimismo, la chiusura, il mettere i remi in barca» è la più pericolosa tentazione. Si vince con l’annuncio del Vangelo e «cambiando l’atteggiamento del cuore attraverso una grande passione che attinge dall’insegnamento di Gesù attivando processi di comunione da cui nascono le comunità cristiane». Per una pastorale dei giovani e delle famiglie, la Chiesa vuole «mettersi accanto ai genitori» per poter dare un futuro ai giovani e alla Chiesa perché «in questa maniera si costruisce la nuova comunità cristiana». La prof.ssa Heather Hyde Minor, Direttrice del Rome Global Project, racconta prima di tutto la pionieristica fondazione dell’University of Notre Dame nell’Indiana – alla metà dell’Ottocento – quando un gruppo di sacerdoti della Congregazione della Sancta Croce, provenendo dalla Francia, si stabiliscono nell’Indiana e con l’aiuto del vescovo locale decidono la fondazione di una Università. Era un luogo di snodo dove affluivano immigrati dall’Europa, soprattutto cattolici, per costruire strade e ferrovie. Il campus che sorge oggi deriva dal lavoro incredibile svolto all’epoca, nel freddo, in mezzo ai disagi, con pochi mezzi e strumenti. E dall’Indiana, l’Università è dal 2003 anche a Roma con il «Rome Global Gateway». È «una iniziativa dell’Università – dice la prof.ssa Hyde Minor – che vuole sostenere i nostri rapporti con la Chiesa e metterci in contatto con partners e istituzioni accademiche a Roma – Gregoriana, Sapienza, Roma Tre – per sviluppare progetti di ricerca con docenti e studenti. È una iniziativa presente dal 2003». «Il Progetto ha due sedi al Celio. In via Ostilia c’è un palazzo degli anni Venti che viene usato per i docenti ed ha una cappella ed una biblioteca e sale per le conferenze e seminari. Una seconda sede, vicina, che viene inaugurata venerdì 22 settembre, accanto a Santa Maria in Domnica, è un edificio per gli studenti ed attrezzato per creare una comunità: dalla cucina agli spazi per studiare e incontrare altri studenti». «Siamo una piccola università americana con 8 mila studenti, nello stato dell’Indiana e per noi è importante dare un senso di internazionalità agli studenti stessi. Qui arrivano da ogni Facoltà ed ogni anno abbiamo 200 studenti, di primo livello o già laureati per una post specializzazione. Abbiamo concordato con le altre università romane di svolgere attività insieme. Per uno studente della Facoltà di Economia, ad esempio, possiamo preparare un curriculum adatto a lui facendogli frequentare corsi alla Sapienza, alla Luiss o a Roma Tre. Può seguire le lezioni in inglese e svolgere attività specifiche. Abbiamo anche un accordo con la John Cabot University; tuttavia vogliamo soprattutto inserire i nostri studenti nell’ambito accademico italiano, per farli partecipare e far vedere le attività universitarie in un modo diverso». «Gli studenti che vengono sono ben preparati e bravissimi. Possono fermarsi un semestre o un anno o possono anche venire qui per tutta la durata del loro percorso accademico. È una possibilità che viene offerta, unica in quanto non ci sono altre università statunitensi che forniscono l’occasione di un curriculum fatto su misura». «Vogliamo poi creare un centro di ricerca per studi umanistici e per altre Facoltà del nostro Campus, qui a Roma». Prof.ssa Hyde Minor, perchè Global Gateway? «È un Gateway, come l’Arco di Costantino qui vicino: un portone per aprirci al mondo e far entrare il mondo nei nostri progetti. Abbiamo progetti simili in Irlanda, a Londra, a Gerusalemme, a Pechino. L’idea è allargare l’orizzonte di esperienza. Quest’anno appunto abbiamo 200 studenti, tra cui 47 architetti». Un altro obiettivo – spiega la prof.ssa Hyde Minor – riguarda l’opportunità di far vivere anche una esperienza di Chiesa a Roma. «Ogni studente segue almeno un corso di teologia o alla Gregoriana o qui da noi. Per loro la vita spirituale è importante ed è parte integrante della particolarità del nostro progetto come università cattolica e da questo punto di vista Roma fornisce opportunità straordinarie». La prof.ssa Hyde Minor è una stimata e conosciuta docente per gli studi sul Seicento e Settecento artistico a Roma; e aggiunge con un pizzico di ironia e orgoglio: il «mio posto preferito al mondo non è una spiaggia ma un archivio o una biblioteca a Roma dove sfogliare le carte e leggere i libri antichi. Per me Roma non è un luogo di lavoro ma molto di più». Nella parte finale parliamo di due libri. Daniela Leoni, la traduttrice, ci presenta di Shalom Aleichem la «Stazione di Baranovitch» (EDB, euro 9.50). Un vecchio treno è il luogo d’azione delle storie raccontate in questa raccolta. Un vecchio treno in movimento verso una destinazione ignota, alla quale non giungerà mai. Un vecchio treno sul quale si intrecciano situazioni tragicomiche e grottesche, narrate da un “commesso viaggiatore” che altro non è se non l’alter ego di Shalom Aleichem, il quale racconta con il suo inconfondibile tono, tenero e umoristico assieme, il suo rapporto con il mondo e con la storia e la nostalgia per un passato che sta scomparendo. Il lettore che si accosta a questi brevi racconti dovrà soltanto salire su questo vecchio treno e mettersi in viaggio in compagnia dei personaggi che ne popolano i vagoni. Prestando attenzione alle storie che verranno narrate, sarà trascinato in un percorso a ritroso nel tempo e nello spazio, che gli permetterà di cogliere la poliedrica realtà del mondo dello shtetl , il microcosmo esclusivo entro i cui confini spesso l’ebreo dell’Europa orientale consumava tutta la sua esistenza, in grande povertà, ma con l’orgoglio di possedere una enorme ricchezza spirituale. Ad ogni stazione i vagoni del vecchio treno si popolano di personaggi diversi e pur sempre identici, testimoni di tenerissimi rapporti famigliari e capaci di esprimere solidi principi di solidarietà e fratellanza che paiono sempre più sfumare nel nuovo che incombe. Il vecchio treno però, nonostante tutto, non si ferma, prosegue nel suo viaggio verso l’ignoto, suggerendo al lettore che i parametri con i quali l’uomo – e non solo l’ebreo dello shtetl –sa interpretare e decifrare il presente devono aprirgli una prospettiva di comprensione più profonda anche del futuro. E perché non pensare che possa proprio essere il riso che sgorga dalle lacrime a offrire all’uomo la possibilità di allontanare i fantasmi, le paure, le offese, e trovare, in questo approccio alla vita, una sorta di balsamo per l'anima, capace di restituire calore e dignità all’esistenza dell’uomo, nel presente come nel futuro? Don Giacomo Panizza sacerdote che vive e opera in Calabria, presenta il suo volume «Cattivi Maestri» (EDB, euro 13,50) dove esplora le modalità di una vera pedagogia contro la mafia e le mafie. Buona giornata a tutti e a tutte. Sono Don Giacomo Panizza e vengo a presentarvi il libro “Cattivi maestri”. Le Edizioni Dehoniane di Bologna mi hanno coinvolto su un argomento - che è il sottotitolo del libro - : “Una sfida educativa alla pedagogia mafiosa”. Sì, la mafia educa. Non fa soltanto prepotenze e sparatorie, uccisioni e imbrogli vari, ma anche educa. Educa facendo paura, chiedendo il pizzo, ricattando, mettendo bombe, coinvolgendo in affari sporchi: è costretta a educare a fare clan e non popolo, a sottomettere e non a formare autonomie e libertà. Altrimenti cesserebbe di esistere! Quando un commerciante, una famiglia o una città si rassegnano, la loro educazione ha vinto. La mafia diventa mafiosità, una cultura omertosa dominante. A quel punto c’è bisogno di cattivi maestri. Di maestri e maestre controcorrente. Il libro racconta “come” si può educare all’autonomia e alla libertà in contesti mafiosi. Descrive episodi ribelli a una vita piatta e asservita. La mafiosità va contrastata e abbattuta con una pedagogia utile a tutte le età, e non solo per i piccoli a scuola. Perciò il libro riporta episodi accaduti nel mezzogiorno, e non soltanto, in cui ci sono gruppi, ci sono parrocchie, scuole, associazioni antiracket, imprenditori e commercianti che dicono no ai mafiosi. Il libro spiega anche perché contro le mafie non può bastare qualche eroe. Non serve che pochi facciano tanto, ma che in tanti facciamo il poco essenziale. Perciò, mi raccomando, esercitiamoci insieme, tutti e tutte, a una vita giusta, sociale e attiva. Coi miei più cordiali saluti. Ed è tutto per il momento. Alla prossima!...
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Apostolato del Mare contro la schiavitù dei pescatori

20 settembre 2017 - 4:42pm
di Emanuela Campanile Presentato oggi in Sala Stampa Vaticana, il XXIV Congresso mondiale dell'Apostolato del Mare che si terrà a Kaohsiung, Taiwan, dal 1° al 7 ottobre 2017. " Caught in the net" (prigioniero nella rete) è il titolo di questa edizione, i cui argomenti esprimono la premura e l’attenzione dell'Apostolato del Mare non solo verso le risorse naturali, ma anche e soprattutto nei confronti di quelle umane. Il riferimento è in particolare ai pescatori e alle loro famiglie, ai pericoli a cui sono esposti e alle condizioni disumane in cui sono costretti a lavorare. Accade così che la vita di molti pescatori scivoli nelle mani della criminalità organizzata. "Da una parte ci sono gli armatori che vogliono fare sempre più profitto - spiega  padre Bruno Ciceri , delegato del Vaticano per l'Apostolato del Mare - e dall'altra parte c'è un elevatissimo numero di migranti in cerca di un lavoro a qualsiasi prezzo e a qualsiasi costo". Due richieste che creano i presupposti per una realtà di sfruttamento fino alla schiavitù, nella quale rimangono caught (intrappolati!)  anche molti minorenni . Frequente il caso di equipaggi ingannati sul salario, vittime di abusi, ingiustamente criminalizzati per incidenti marittimi e abbandonati in porti stranieri: "Una tratta legalizzata, si potrebbe dire, e purtroppo anche accettata da queste persone perché - prosegue padre Ciceri - condannate altrimenti a morire di fame ". Ascolta e scarica il podcast dell'intervista integrale a p. Bruno Ciceri, delegato del Vaticano per l'Apostolato del Mare, Officiale del Dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale:   (Da Radio Vaticana)...
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In visita a Hiroshima il cardinale Fernando Filoni- La pace vera si fonda sul perdono

20 settembre 2017 - 2:58pm
Da Hiroshima, città martire dell’atomica, «davanti alle ferite che la popolazione porta in sé» ancora oggi a oltre settant’anni di distanza, il cardinale Filoni ha lanciato un triplice appello al perdono, alla verità e alla giustizia «per la costruzione della pace autentica». Un monito attuale non solo nel continente asiatico ma anche «in Iraq, Siria, Libia» così come in Africa e nelle altre parti del mondo in cui «la fabbricazione di armi enormemente distruttive» alimenta «guerre infinite e guerriglie». Recandosi mercoledì 20, quarta giornata della sua visita in Giappone, nei luoghi del primo bombardamento nucleare della storia, il prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli ha ricordato con commozione «l’evento terribile del 6 agosto 1945» in cui «oltre l’85 per cento delle vittime furono civili innocenti». Trasferitosi in treno da Nagasaki sull’isola di Honshū, il porporato è stato accompagnato dal vescovo Alexis Mitsuru Shirahama a visitare il parco della pace di Hiroshima, con il museo memoriale edificato a perenne monito contro la follia atomica. Quindi ha incontrato il clero, i religiosi e i fedeli laici della vasta diocesi, che conta oltre sette milioni e mezzo di abitanti, ma solo poco più di ventimila cattolici. Nel suo discorso il cardinale Filoni ha espresso «apprezzamento per il servizio alla pace» svolto da tutti i cittadini di buona volontà e ha rilanciato l’importanza del «perdono cristiano» come «atto di grande coraggio, che spezza le catene viziose della vendetta». Perciò — ha affermato — bisogna «riflettere su questo tema non solo guardando allo scenario internazionale e alle decisioni dei leader politici, ma anche a noi stessi. Occorre esaminare il proprio personale contributo alla costruzione della pace e la propria capacità di perdono, per non rischiare di adottare un giudizio a doppio standard: rigido verso gli altri e indulgente verso se stessi». Del resto, ha proseguito, «il vero sviluppo della pace inizia proprio dalla riflessione su di sé, sul modello di testimonianza che proponiamo». E pertanto «la promozione della pace cristiana è un movimento non solo sociale, ma anche spirituale». In proposito il prefetto del dicastero missionario ha definito Hiroshima un “nuovo Golgota” da «cui Cristo crocifisso continua ad ammonire tutte le genti e, spiritualmente tutte le religioni che, in nome di esse, fomentano odio, divisioni e guerre». Da qui l’invito alla comunità cattolica a proseguire nell’opera di testimonianza e di annuncio del Vangelo in Giappone. «Dio — ha detto — non si è fermato alle porte di questo paese: dite ai ciechi, ai sordi, ai malati, ai poveri, a chi è senza speranza, o soffre per la divisione delle famiglie, o ai drogati, o a chi pensa che il suicidio sia l’unica strada per porre termine alla desolazione e disperazione, che c’è una buona notizia». Il tema dell’evangelizzazione è stato rilanciato dal cardinale Filoni anche durante la messa celebrata nella cattedrale di Hiroshima. «Annunciare la buona novella — ha spiegato — è un’opera di carità altissima», anche in un tempo in cui «gravi impedimenti» sembrano ostacolarla. Il riferimento è «alla mentalità secolare, all’edonismo, all’indifferenza, all’idolatria del benessere e del denaro», che caratterizzano il paese. Evangelizzare, ha chiarito, non è «indottrinamento, né imposizione o forzatura delle menti e dei cuori», né tantomeno «proselitismo ideologico»; al contrario, ha concluso il prefetto di Propaganda fide, «l’adesione al Vangelo nasce nella libertà interiore di chi scopre di essere figlio di Dio» e conseguentemente «vuole tutti gli essere umani uniti nella stessa famiglia, senza distinzione di lingua, colore della pelle, cultura o stato sociale»....
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Papa a udienza: non avere paura di sognare, chi sogna migliora il mondo

20 settembre 2017 - 1:10pm
di Debora Donnini Non arrenderti alla notte, “vivi, ama, sogna, credi” e se sbagli, rialzati . “Come educatore, come padre” che parla a un giovane o a qualsiasi persona che ha da imparare, Papa Francesco si rivolge stamani ai presenti in Piazza San Pietro, nella catechesi all’udienza generale , usando il "tu". Francesco prosegue, dunque, la riflessione sulla speranza cristiana affrontando oggi il tema: "educare alla speranza". Si potrebbero riassumere in una decina le esortazioni proposte . La prima è a non concedere spazio ai pensieri negativi perché il nemico è dentro non fuori. Bisogna invece credere che questo mondo è il primo miracolo che Dio ha fatto e sperare sempre perché fede e speranza procedono insieme. "Alla fine dell’esistenza non ci aspetta il naufragio" perché Dio non delude: "se ha posto una speranza nei nostri cuori, non la vuole stroncare con continue frustrazioni". Bisogna confidare in Dio, che “ci ha fatto per fiorire”. In un parola, Francesco chiede di non arrendersi: “Ovunque tu sia, costruisci! Se sei a terra, alzati!  Non rimanere mai caduto - esorta - alzati, lasciati aiutare per essere in piedi. Se sei seduto, mettiti in cammino! Se la noia ti paralizza, scacciala con le opere di bene! Se ti senti vuoto o  e demoralizzato, chiedi che lo Spirito Santo possa nuovamente riempire il tuo nulla”. Francesco invita quindi a  non ascoltare la voce di chi semina odio e divisioni: “Opera la pace in mezzo agli uomini”, esorta. E, nei contrasti, a pazientare perché “ognuno è depositario di un frammento di verità”. “Ama le persone”, "amale ad una ad una" , prosegue. Questo significa rispettare il cammino di tutti, lineare o travagliato, perché – afferma – “ognuno di noi ha la propria storia da raccontare”. E ogni bambino che nasce è la promessa di una vita. “E soprattutto, sogna! Non avere paura di sognare. Sogna!” , si raccomanda. Sogna un mondo che ancora non si vede. Il mondo, infatti, cammina grazie allo sguardo di uomini che hanno sognato anche se attorno sentivano parole di derisione: “Gli uomini capaci di immaginazione hanno regalato all’uomo scoperte scientifiche e tecnologiche” , ricorda. “Hanno solcato gli oceani, e hanno calcato terre che nessuno aveva calpestato mai. Gli uomini che hanno coltivato speranze sono anche quelli che hanno vinto la schiavitù, e portato migliori condizioni di vita su questa terra” . E poi il forte appello di Papa Francesco a essere responsabili di questo mondo e della vita di ogni uomo. “Ogni ingiustizia contro un povero è una ferita aperta e sminuisce la tua stessa dignità" , evidenzia. Il dono del coraggio bisogna chiederlo a Dio , ricorda, perché Gesù ha vinto la paura, “la nostra nemica più infida” , che però non può nulla contro la fede. Ma Francesco sa che a volte si può essere presi dallo spavento e allora bisogna pensare a Gesù che “attraverso di te” – sottolinea - con la sua mitezza vuole sottomettere “tutti i nostri nemici”: il peccato, l’odio, il crimine e la violenza. E poi “abbi sempre il coraggio della verità” , dice il Papa che chiede di ricordare che non siamo superiori a nessuno Quindi, coltiva ideali, “vivi per qualcosa che supera l’uomo”, anche se un giorno questi ideali dovessero chiedere un contro salato da pagare. “Se sbagli, rialzati: nulla è più umano che commettere errori”, afferma, ma non bisogna rimanere ingabbiati nei propri errori. “Impara dalla meraviglia, coltiva lo stupore” : è la sua ultima raccomandazione come padre, e “non disperare mai” . Nei saluti, ricorda due santi: San Stanislao Kostka , la cui memoria è stata celebrata lunedì in Polonia, e San Matteo , Apostolo ed Evagelista, la cui festa cade domani. Il primo, patrono di bambini e giovani, entrò tra i gesuiti "contro la volontà dei genitori": il suo esempio ricordi ai giovani e ai genitori che "la prospettiva di raggiungere una posizione sociale" non deve far chiudere le orecchie alla chiamata del Signore" . Il secondo, San Matteo, con la sua conversione "sia di esempio" ai giovani per vivere la vita con i criteri della fede . Ascolta il servizio sulla catechesi con la voce del Papa:  (Da Radio Vaticana)...
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Il Papa: Madre Cabrini un modello per le migrazioni odierne

19 settembre 2017 - 2:38pm
di Amedeo Lomonaco In un tempo segnato dagli “odierni spostamenti epocali di popolazioni, con le tensioni che inevitabilmente si generano”, Santa Francesco Saverio Cabrini è una “figura singolarmente attuale”. Il suo carisma, contraddistinto da “una dedizione totale e intelligente verso gli emigranti che dall’Italia si recavano nel Nuovo Mondo ”, è legato ad una “consacrazione limpidamente missionaria ”. E’ quanto scrive Papa Francesco nella Lettera pontificia inviata a suor Barbara Louise Staley, superiora generale delle Missionarie del Sacro Cuore di Gesù, in occasione del centenario della morte di Madre Cabrini, patrona dei migranti. Il suo – spiega il Pontefice – è un modello di santità che “unisce l’attenzione alle situazioni di maggiore povertà e fragilità, come gli orfani e i minatori, a una lucida sensibilità culturale”. Una sensibilità che riconosce nella vitalità umana e cristiana dei migranti “un dono per le Chiese e i popoli che li accolgono”. “ Le grandi migrazioni odierne – si legge nella lettera - necessitano di un accompagnamento pieno di amore e intelligenza come quello che caratterizza il carisma cabriniano , in vista di un incontro di popoli che arricchisca tutti e generi unione e dialogo e non separazione e ostilità”. “Senza dimenticare – aggiunge il Papa - che santa Francesca Saverio Cabrini conserva una sensibilità missionaria non settoriale ma universale”. L’amore per il Cuore di Cristo – sottolinea il Santo Padre – risplende nell’attenzione di Santa Francesco Saverio Cabrini  “per quelle che oggi chiameremmo le periferie della storia ”. Ad esempio – ricorda il Pontefice – “un anno dopo un crudele linciaggio di italiani, accusati di aver ucciso il capo della polizia di New Orleans, in Louisiana, Madre Cabrini aprì una Casa nel quartiere italiano più malfamato”. “Con vivo affetto – conclude Papa Francesco - vi assicuro il ricordo e la preghiera, sia perché la figura di Madre Cabrini mi è da sempre familiare, sia per la speciale sollecitudine che dedico alla causa dei migranti”. (Da Radio Vaticana)...
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Papa: Motu Proprio per ampliare gli studi sulla famiglia

19 settembre 2017 - 2:23pm
di Gabriella Ceraso È datata 8 settembre 2017, ma è stata pubblicata oggi la Lettera Apostolica Summa Familiae Cura di Papa Francesco in forma di Motu Proprio , con la quale si istituisce il Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia , che, legato alla Pontificia Università Lateranense, succede - sostituendolo e facendolo in tal modo cessare - al Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia stabilito a sua volta dalla Costituzione apostolica Magnum Matrimonii sacramentum del 7 ottobre 1982. Centro accademico di riferimento Il nuovo Istituto teologico, secondo quanto precisato negli Articoli della Lettera Apostolica, costituirà nell’ambito delle istituzioni pontificie, un "centro accademico di riferimento, al servizio della missione della Chiesa universale , nel campo delle scienze che riguardano il matrimonio e la famiglia e riguardo ai temi connessi con la fondamentale alleanza dell’uomo e della donna per la cura della generazione e del creato". Sarà temporaneamente retto dalle norme statutarie del precedente Istituto, avrà come autorità accademiche un Gran Cancelliere, un  Preside e un Consiglio di Istituto e agirà in relazione con la Congregazione per l'Educazione Cattolica, con il Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita e con la Pontificia Accademia per la Vita . Nuovo assetto giuridico e campo di interesse ampliato Si tratta dunque, si legge nella Lettera Apostolica di Francesco, di un "nuovo assetto giuridico" per l'Istituto che Giovanni Paolo II, volle nel 1981, affinchè la sua " lungimirante intuizione" possa essere ancora meglio "apprezzata e riconosciuta nella sua fecondità e attualità". Il  "campo di interesse sarà ampliato infatti  sia in ordine alle nuove dimensioni del compito pastorale e della missione ecclesiale, sia in riferimento agli sviluppi delle scienze umane e della cultura antropologica in un campo così fondamentale per la cultura della vita".  Attenzione alle ferite dell''umanità oltre che alla prospettiva pastorale Di recente, spiega il testo, la Chiesa ha compiuto, rispetto agli anni "80 con san Giovanni Paolo II, un ulteriore percorso sinodale (in due tappe nel 2014 e nel 2015), con al centro la realtà del matrimonio e della famiglia , culminato con l'Esortazione Apostolica post-sinodale  Amoris laetitia  dell'anno scorso. Tale stagione, scrive il Papa, ha portato la Chiesa ad una nuova consapevolezza. La famiglia è centrale , scrive il Papa, sia nei percorsi di conversione pastorale delle comunità sia nella missionarietà della Chiesa ed esige che non vengano mai meno " la prospettiva pastorale e l'attenzione alle ferite dell'umanità". In tema di famiglia la "verità della rivelazione e la sapienza della tradizione della fede" devono accompagnarsi "all'intelligenza del tempo presente" Secondo Francesco i l cambiamento antropologico-culturale in atto oggi non consente alla pastorale di riproporre "modelli e forme del passato", ma richiede un "approccio analitico e diversificato" che guardi alla realtà della famiglia di oggi in tutta la sua complessità di luci e ombre, con uno sguardo di "saggio realismo" e di "intelletto d'amore".   (Da Radio Vaticana)...
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Sinodo: giovani protagonisti nella costruzione di un mondo migliore

19 settembre 2017 - 1:43pm
Dall’ 11 al 15 settembre, presso l’Auditorium della Curia Generalizia dei Gesuiti, si è tenuto il  Seminario internazionale sulla condizione giovanile nel mondo , in preparazione alla XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi sul tema  I giovani, la fede e il discernimento vocazionale , prevista per il mese di ottobre del 2018. Al Seminario hanno partecipato 82 invitati provenienti dai cinque Continenti: 21 giovani, 17 esperti da università ecclesiastiche, 15 esperti da altre università, 20 formatori e operatori della pastorale giovanile e vocazionale, 9 rappresentanti di organismi della Santa Sede. Dal punto di vista geografico, 52 partecipanti erano europei, 18 dalle Americhe, 7 asiatici, 4 africani, 1 australiana. Particolarmente significativa è stata la presenza di giovani da diversi contesti geografici, socio-culturali e religiosi : essi hanno contribuito attivamente alle giornate di studio, anche introducendo e concludendo i lavori con le loro esperienze di vita e le loro riflessioni. Poiché il  Seminario era aperto anche a tutti gli interessati al tema, vi hanno preso parte circa 50 ospiti, tra cui alcuni giovani. Durante le sessioni autorevoli cattedratici hanno affrontato attraverso le loro comunicazioni i temi previsti dal programma: i giovani e l’identità , i giovani e la progettualità, i giovani e l’alterità, i giovani e la tecnologia, i giovani e la trascendenza . A ognuno dei temi è stata dedicata una sessione: quelle mattutine sono state introdotte da una meditazione biblica e ad ogni comunicazione è seguito un ampio e partecipato dibattito, poi protrattosi nei circoli linguistici in italiano, inglese, francese e spagnolo. La prima sessione, che ha avuto luogo lunedì pomeriggio, si è aperta con un saluto del card. Lorenzo Baldisseri e una riflessione biblica. In seguito, è stata data la parola alle coinvolgenti testimonianze di cinque giovani , riguardanti, tra l’altro, situazioni concrete di conflitto bellico, di recupero dei valori, di confronto con le sfide quotidiane, di impegno e di scelte di vita .  Al primo dei temi, quello riguardante l’identità , è stata dedicata la seconda sessione, martedì 12 mattina, allorché hanno avuto luogo due comunicazioni: I giovani e le giovani oggi in cerca di identità;I luoghi che plasmano l’identità dei giovani, Il tema della progettualità è stato oggetto di due comunicazioni durante la terza sessione nel pomeriggio: i giovani e il lavoro, e i giovani e le migrazioni .. È emerso dai lavori l’intreccio degli aspetti, in quanto molti giovani emigrano dai propri Paesi non solo per sfuggire a situazioni di violenza e di guerra, ma per poter costruire un futuro migliore che sembra loro precluso nei luoghi di origine. La quarta sessione, mercoledì 13 mattina, ha affrontato il tema dell’alterità attraverso due comunicazioni:  i giovani e l’impegno sociale, ed  i giovani e l’impegno politico . Si è rilevato che, a causa di una sfiducia generale nel mondo della politica, i giovani preferiscono coinvolgersi soprattutto a livello sociale in progetti di solidarietà. Al tema della tecnologia è stata dedicata, mercoledì pomeriggio, la quinta sessione, con due comunicazioni: i giovani e gli scenari futuri dello sviluppo tecnologico ed i giovani e i risvolti antropologici dello sviluppo tecnologico. È emerso come il rapporto dei giovani con le nuove tecnologie mediatiche apra nuovi orizzonti che, da una parte, suscitano problematiche complesse a livello antropologico, morale e relazionale, dall’altra prospettano percorsi interessanti per l’evangelizzazione. La trascendenza è stato il tema della sesta sessione, giovedì mattina, sviluppato in due comunicazioni: i giovani, il sacro e la fede ed i giovani e la Chiesa . Gli interventi hanno illustrato come la ricerca del trascendente sia vissuta oggi dai giovani non solo attraverso svariate forme di spiritualità , ma anche all’interno della Chiesa che, aperta all’ascolto dei giovani, in molti casi presenta la persona di Gesù in modo coinvolgente . Nella settima sessione è stata presentata una sintesi dei lavori dei vari circoli linguistici. Nell’ottava ed ultima sessione si è fatto un bilancio e sono state indicate delle prospettive in vista del prossimo Sinodo . I giovani hanno presentato un video nel quale hanno sintetizzato la loro esperienza, riassumibile nella frase: “siamo una famiglia, ascoltiamoci e cresciamo insieme” . Da questo slogan emerge il desiderio dei giovani di trovare nella Chiesa una casa, una famiglia e una comunità dove poter maturare le proprie scelte di vita e contribuire al bene comune. Nella sintesi generale dei lavori, sono state evidenziate sia le premesse e le condizioni per accompagnare le nuove generazioni , sia l’impegno e il desiderio della Chiesa nel rispondere alle richieste dei giovani di essere protagonisti nella costruzione di un mondo migliore. Il Card. Lorenzo Baldisseri ha concluso i lavori ringraziando i partecipanti e confermando che la Chiesa, rimanendo in ascolto dei giovani, desidera lasciarsi stimolare da loro in vista del rinnovamento missionario invocato da Papa Francesco . Si rende noto che i canali di Facebook, Twitter e Instagram utilizzati durante il Seminario rimangono aperti – alla dicitura Synod2018 – anche dopo la conclusione dei lavori.  (Da Radio Vaticana)...
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Papa a Santa Marta: avvicinarci a chi soffre, per restituire dignità

19 settembre 2017 - 12:27pm
di Giada Aquilino “Compassione”, “avvicinarsi”, “restituire” . Alla Messa mattutina a Casa Santa Marta Papa Francesco prega il Signore affinché ci dia “la grazia” di avere compassione “ davanti a tanta gente che soffre ”, di avvicinarci e di portare queste persone “per mano” al posto di “dignità che Dio vuole per loro”. Prendendo spunto dall’odierno Vangelo di Luca, dedicato al racconto della risurrezione del figlio della vedova di Nain per opera di Gesù, il Pontefice spiega come nell’Antico Testamento i “più poveri degli schiavi” fossero proprio le vedove, gli orfani, gli stranieri, i forestieri . E l’invito che ricorre è quello ad aver “cura” di loro, per far sì che si inseriscano “nella società”. Gesù, che ha la capacità di “guardare il dettaglio”, perché “guarda con il cuore” , ha compassione: “ La compassione è un sentimento che coinvolge, è un sentimento del cuore , delle viscere, coinvolge tutto. Non è lo stesso della “pena”, o di … “peccato, povera gente!”: no, non è lo stesso. La compassione coinvolge. E’ “patire con”. Questo è la compassione. Il Signore si coinvolge con una vedova e con un orfano … Ma dì, tu hai tutta una folla qui, perché non parli alla folla? Lascia … la vita è così … sono tragedie che succedono, accadono … No. Per Lui era più importante quella vedova e quell’orfano morto, che la folla alla quale Lui stava parlando e che lo seguiva. Perché? Perché il suo cuore, le sue viscere si sono coinvolti. Il Signore, con la sua compassione, si è coinvolto in questo caso. Ebbe compassione”. La compassione dunque spinge “ad avvicinarsi”, osserva il Papa: si possono vedere tante cose ma non avvicinarsi ad esse: “ Avvicinarsi e toccare la realtà. Toccare. Non guardarla da lontano . Ebbe compassione - prima parola - si avvicinò - seconda parola. Poi fa il miracolo e Gesù non dice: ‘Arrivederci, io continuo il cammino’: no. Prende il ragazzo e cosa dice? ‘Lo restituì a sua madre’: restituire, la terza parola. Gesù fa dei miracoli per restituire, per mettere al proprio posto le persone. Ed è quello che ha fatto con la redenzione. Ebbe compassione - Dio ebbe compassione - si avvicinò a noi in suo Figlio, e restituì tutti noi alla dignità di figli di Dio. Ci ha ricreati tutti”. L’esortazione è a “fare lo stesso”, prendere esempio da Cristo, avvicinarsi ai bisognosi, non aiutarli “da lontano”, perché c’è chi è sporco, “non fa la doccia”, “puzza”: “ Tante volte guardiamo i telegiornali o la copertina dei giornali, le tragedie … ma guarda, in quel Paese i bambini non hanno da mangiare; in quel Paese i bambini fanno da soldati; in quel Paese le donne sono schiavizzate; in quel Paese … oh, quale calamità! Povera gente … Volto pagina e passo al romanzo , alla telenovela che viene dopo. E questo non è cristiano. E la domanda che io farei adesso, guardando tutti, anche a me: “ Io sono capace di avere compassione ? Di pregare? Quando vedo queste cose, che me le portano a casa, attraverso i media… le viscere si muovono? Il cuore patisce con quella gente, o sento pena, dico ‘povera gente’, e così … “. E se non puoi avere compassione, chiedere la grazia: ‘Signore, dammi la grazia della compassione’”! Con la “preghiera di intercessione”, con il nostro “lavoro” di cristiani, dobbiamo essere capaci di aiutare la gente che soffre, affinché “venga restituita alla società”, alla “vita di famiglia”, di lavoro; insomma: alla “vita quotidiana” . Ascolta e scarica il podcast del servizio sulla Messa del Papa a Casa Santa Marta:   (Da Radio Vaticana)...
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​L’Osservatore come lasciapassare - Nei ricordi di padre Antonio Stefanizzi oggi centenario

18 settembre 2017 - 2:58pm
In occasione del suo centesimo compleanno, festeggiato il 18 settembre, Papa Francesco gli ha inviato un telegramma di auguri «unendosi spiritualmente al Suo rendimento di grazie al Signore per i numerosi doni ricevuti in tanti anni di feconda esistenza e di generoso ministero» svolti specialmente «nell’ambito dei mezzi di comunicazione sociale», si legge nel testo del messaggio. Il destinatario è padre Antonio Stefanizzi, «un pezzo di storia della Città del Vaticano» come l’ha definito Filippo Rizzi su «Avvenire» del 16 settembre. La storia di padre Antonio, un gesuita fisico e matematico prestato alla Santa Sede per oltre mezzo secolo, è davvero singolare. A 35 anni viene nominato alla guida dell’emittente radiofonica vaticana. «Rammento ancora la sorpresa di quella designazione anche per me», racconta Stefanizzi al giornalista di «Avvenire», citando un aneddoto che riguarda anche il nostro giornale. «Ricordo che per superare le iniziali diffidenze e “resistenze” della gendarmeria vaticana dovetti mostrare una copia dell’Osservatore in cui era scritto, in forma ufficiale, che il nuovo direttore della Radio del Papa ero io». Padre Stefanizzi racconta con quale certosina attenzione Pio xii curasse i testi dei radiomessaggi e di come fosse disposto a registrare tutto di nuovo pur di correggere anche una sola parola sbagliata o male interpretata. «Lo dobbiamo fare non per noi ma per la storia» diceva Pacelli. «Quante telefonate, a ore impreviste, arrivavano da Castel Gandolfo. Prima di raggiungere la cornetta mi veniva annunciato che era “La Persona”, cioè il Papa». Ma Stefanizzi descrive Pio xii anche come un uomo capace di grandi gesti di paternità spirituale. «Mi torna in mente l’arguzia ma anche la sua ironia per il fatto che non conoscessi le canzoni napoletane o di come colse di sorpresa anche l’allora dirigente dell’Azione Cattolica Luigi Gedda, quando annunciò all’insaputa di tutti, tra cui il sottoscritto, che da oggi, era il primo maggio del 1955, san Giuseppe era il nuovo patrono dei lavoratori cattolici». «Cento anni sono un traguardo non comune», scrive padre Federico Lombardi in un lungo articolo accessibile in rete su «Il Sismografo» in cui ripercorre gli anni della formazione del gesuita pugliese. Nato a Matino, in provincia di Lecce, in una famiglia numerosa, già a quindici anni viene ammesso al noviziato della Provincia napoletana della Compagnia di Gesù a Villa Melecrinis al Vomero. Anche suo fratello Angelo, di due anni più giovane, percorrerà la stessa strada quattro anni dopo: partirà presto per lo Sri Lanka, dove trascorrerà 58 anni nella missione locale condividendo la vita degli agricoltori della zona centrale dell’isola, che l’avevano affettuosamente soprannominato “padre Gandhi”. Padre Antonio rimarrà sempre profondamente unito e affezionato al fratello missionario, tornato alla casa del Padre il 3 febbraio di sette anni fa. Concluso il noviziato, Antonio percorre le tappe abituali della formazione dei gesuiti. L’ordinazione sacerdotale ha luogo il 7 luglio 1946. Segue un periodo di insegnamento presso il Pontificio Seminario Pio XI, a Reggio Calabria, affidato ai gesuiti (1946-1948), a cui segue nel 1949-1950 un tempo di perfezionamento negli studi scientifici a New York alla Fordham University. «In questo periodo — scrive padre Lombardi — risulta che si dedicasse a ricerche sui raggi cosmici sotto la direzione del Premio Nobel Victor F. Hess, ma assai gustoso è il suo racconto in cui brilla lo spirito del fisico sperimentale (piuttosto che teorico): sembra che quando pioveva o nevicava dovesse girare per New York con un grande imbuto e una bottiglia, per raccogliere personalmente campioni di acqua piovana o neve da sottoporre a esami e misure». Al ritorno in Italia è destinato all’insegnamento di materie scientifiche alla Pontificia Università Gregoriana di Roma (1951-1953). Fino a quando, il 29 marzo del 1953, viene nominato direttore della Radio del Papa. La mia missione oggi — conclude padre Antonio rispondendo alle domande di Filippo Rizzi — è quella di «pregare per la Chiesa e la Compagnia di Gesù ma anche di sentirmi pronto all’incontro ultimo e festivo con il Signore. Ho accettato come norma di vita una frase che avevo letto in un libro spirituale: servire Cristo nel Vicario di Cristo. Credo di aver adempiuto, per quanto potevo, a questo impegno». di Silvia Guidi...
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​La domenica di Papa Francesco - In dialogo con i giovani

18 settembre 2017 - 2:52pm
In mezzo ai giovani per ascoltarli, consigliarli, incoraggiarli a essere protagonisti della loro vita. È stata una domenica particolare quella di Papa Francesco, che ha voluto trascorrere buona parte della giornata del 17 settembre con i partecipanti alla festa «Giovaninsieme», un gruppo di circa 550 ragazzi e ragazze accompagnati dai frati minori delle Marche. Intorno alle 9.30 il Pontefice si è recato a piedi, direttamente dalla vicina casa Santa Marta, nell’Aula Paolo vi dove erano riuniti i giovani. Dopo i saluti e i doni simbolici offertigli, Francesco ha guidato un momento di ascolto della parola di Dio, con la lettura del salmo 121 e poi del passo dei discepoli di Emmaus narrato dal vangelo di Luca. È stato proprio questo il brano che ha dato al Papa lo spunto per una catechesi. Riflessioni portate avanti a braccio, coinvolgendo di tanto in tanto i ragazzi con domande e provocazioni per sollecitarli a uscire da loro stessi, a prendere in mano le loro vite, a diventarne artefici e protagonisti. Prima di mezzogiorno il Pontefice ha lasciato l’Aula per la recita dell’Angelus. In piazza ad ascoltare la sua riflessione, dedicata al perdono e alla misericordia di Dio, anche i suoi giovani ospiti, che poi sono rientrati in Vaticano per il pranzo. Francesco li ha raggiunti nuovamente intorno alle 15 e con loro ha imbastito un dialogo fatto di domande e risposte. Adolescenti, giovani, una famiglia, si sono alternati davanti a lui per chiedere indicazioni e consigli su alcuni temi importanti: la vita, la fede, la vocazione, l’amore, la famiglia. L’entusiasmo festoso che ha caratterizzato tutto l’incontro ha ceduto il passo al silenzio e i ragazzi hanno ascoltato attenti le parole del Pontefice. E la consegna di Francesco, prima di terminare l’incontro intorno alle 16.30, è stata chiara: «Andate sulle strade della vita senza paura! Con gioia e speranza». L’Angelus del Papa...
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Papa a S. Marta. Pregare per i governanti: non farlo è un peccato

18 settembre 2017 - 12:58pm
di Debora Donnini I cristiani accompagnino con la preghiera i governanti, anche se sbagliano. E’ la forte esortazione di Papa Francesco rivolta stamani nell’omelia della Messa a Casa Santa Marta . Anche ai governanti chiede di pregare perché altrimenti il rischio è di chiudersi nel gruppetto del proprio partito. Il governante che, invece, ha coscienza della propria subalternità di fronte al popolo e a Dio , prega. La riflessione di Francesco parte dalla Prima Lettura odierna e dal Vangelo. Nella prima, San Paolo consiglia a Timoteo di fare preghiere per i governanti. Nel Vangelo, c’è un governante che prega: è il centurione che aveva un servo malato. Amava il popolo, anche se straniero, e amava il servo, infatti se ne preoccupava. “Quest’uomo sentì il bisogno della preghiera”, nota il Papa. Non solo perché “amava” ma anche perché “aveva la coscienza di non essere il padrone di tutto, non essere l’ultima istanza”. Sapeva che sopra di lui, c’è un altro che comanda. Aveva dei subalterni, i soldati, ma lui stesso era nella condizione di subalterno. E questo lo porta a pregare. Il governante che ha questa coscienza, infatti, prega: “Se non prega, si chiude nella propria autoreferenzialità o in quella del suo partito, in quel circolo dal quale non può uscire; è un uomo chiuso in se stesso. Ma quando vede i veri problemi, e ha questa coscienza di subalternità, che c’è un altro che ha più potere di lui – chi ha più potere di un governante? Il popolo, che gli ha dato il potere, e Dio, dal quale viene il potere tramite il popolo. Quando un governante ha questa coscienza di subalternità, prega". Papa Francesco rileva, quindi, l’importanza della preghiera del governante, “perché è la preghiera per il bene comune del popolo che gli è stato affidato”. E ricorda, in questo senso, il colloquio avuto proprio con un governante che tutti i giorni passava due ore in silenzio davanti a Dio, nonostante fosse indaffarato. Bisogna dunque chiedere a Dio la grazia di poter governare bene come Salomone che non chiese a Dio oro o ricchezze ma la saggezza per governare. I governanti, dice Francesco, devono chiedere al Signore questa saggezza. “E’ tanto importante che i governanti preghino” chiedendo al Signore di non togliergli “la coscienza di subalternità” da Dio e dal popolo: “che la mia forza si trovi lì e non nel piccolo gruppetto o in me stesso”. E a chi potrebbe obiettare dicendo di essere agnostico o ateo, il Papa dice: “Se non puoi pregare, confrontati” , “con la tua coscienza”, con “i saggi del tuo popolo”, ma “non rimanere da solo con il piccolo gruppetto del tuo partito”, sottolinea. “Questo – ribadisce – è autoreferenziale”. Nella Prima Lettura, Paolo invita, appunto, a pregare per i re, “perché – afferma – possiamo condurre una vita calma e tranquilla , dignitosa e dedicata a Dio”. Francesco nota, però, che quando un governante fa una cosa che non ci piace, viene criticato o, altrimenti, lodato. Viene lasciato solo con il suo partito, con il Parlamento”: “’No, io l’ho votato – l’ho votato dal mio’ – ‘Io non l’ho votato, faccia il suo’. No, noi non possiamo lasciare i governanti da soli : dobbiamo accompagnarli con la preghiera. I cristiani devono pregare per i governanti . ‘Ma, Padre, come vado a pregare per questo, che fa tante cose brutte?’ – ‘Ha più bisogno ancora. Prega, fa penitenza per il governante’. La preghiera d’intercessione – è tanto bello questo che dice Paolo – è per tutti i re, per tutti quelli che stanno al potere. Perché? ‘Perché possiamo condurre una vita calma e tranquilla’. Quando il governante è libero e può governare in pace, tutto il popolo approfitta [beneficia] di questo”. E il Papa conclude chiedendo di fare l’esame di coscienza sulla preghiera per i governanti : “Io vi chiedo un favore: ognuno di voi prenda oggi cinque minuti, non di più. Se è governante, si domandi: 'Io prego a quello che mi ha dato il potere tramite il popolo?'. Se non è governante, 'io prego per i governanti? Sì, per questo e per quello sì, perché mi piace; per quelli, no'. E hanno più bisogno quelli di questo! 'Prego per tutti i governanti?'. E se voi trovate, quando fate l’esame di coscienza per confessarvi, che non avete pregato per i governanti, portate questo in confessione. Perché non pregare per i governanti è un peccato ”. Ascolta e scarica l'audio del servizio con la voce del Papa:     (Da Radio Vaticana)...
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Leadership nella Chiesa: si insegna? Padre Healy sj ne parla a "Roma: la Chiesa nella Città"

18 settembre 2017 - 7:15am
Che cos'è la "leadership" nella Chiesa? Si insegna? Come si sviluppa? Quale deve essere il ruolo di un superiore, di un parroco, di un vescovo? E come armonizzare persone diverse all'interno di un gruppo al lavoro? A rispondere a queste domande e a fornire una formazione adeguata c'è un corso nella Pontificia Università Gregoriana, nell'Istituto di Psicologia. Docente è padre Timothy Healy, gesuita irlandese, che ha accettato di partecipare alla puntata di mercoledì 13  settembre della trasmissione "Roma: la Chiesa nella Città", preparata e condotta da Fabrizio Mastrofini. La trasmissione ha una sua pagina  Facebook . Padre Timothy Healy, gesuita, docente alla Università Gregoriana è docente di un corso sul tema della Leadership. Gli studi che ha fatto includono la psicologia, la teologia, la teologia morale: scienze umane e scienze sacre cercano appunto di venire messe in dialogo attraverso l’Istituto di Psicologia. «Il tema della leadership fa parte della psicologia sociale. I nostri studenti per la gran parte si preparano per diventare formatori nei seminari o nelle congregazioni religiosi. In questo contesto di psicologia sociale che studia l’influsso reciproco tra gruppo e persone, il tema della leadership è ben presente. Si tratta infatti di saper comunicare, trasmettere, valori e atteggiamenti dentro un progetto di formazione. Un formatore avrà l’impegno di aiutare gli studenti ad appropriarsi dei valori della fede. E cerchiamo di comprendere come farlo attraverso la leadership e nel tentativo di capire sempre meglio le dinamiche interpersonali». Come definiamo la leadership? Penso al superiore? Penso al parroco? «Si tende a pensare alla leadership nei termini di un ruolo istituzionale. Penso invece ad una definizione di C. A. Gibb del 1947 che parla del leader a partire dalla sua influenza in un gruppo. Quindi non solo il responsabile è leader, ma si tratta di un ruolo che può venire assunto da chiunque appartiene al gruppo. Così si esce dallo schema istituzionale, troppo istituzionale. Mi sembra importante anche per chi fa parte di un gruppo pensare che possa fornire un contributo». Ma nei gruppi si creano dei conflitti tra un leader istituzionale e altre persone che emergono con doti di comunicazione e guida? «È vero. Il leader ufficiale avrà il compito di gestire le dinamiche ma per creare un clima in cui si possa comunicare. Avrà una responsabilità particolare». C’è allora bisogno di un modello che tenga conto della particolare struttura della Chiesa e delle scienze umane allo stesso tempo. Come fare? «Una domanda non facile! Nel corso che proponiamo riflettiamo sulla Chiesa e la sua natura, in riferimento al libro di Avery Dulles “Modelli di Chiesa”. Nel libro si parla della Chiesa come istituzione, come comunione carismatica, come annunciatrice, come diaconia o servizio, come sacramento e quest’ultima è una discussione più tecnica e non un modello su cui facilmente fare una predica. Il modello sacramentale è essenziale perché esprime la doppia natura sacra e umana della Chiesa. Escludere uno dei due aspetti sarebbe un errore. La Chiesa dunque non è solo realtà spirituale e non è solo realtà umana e la sfida è come capire l’incontro. Storicamente il modello istituzionale ha avuto un ruolo forte, è indispensabile rispettarlo. Però ciascun modello coglie un aspetto ma non tutto. Il modello istituzionale esprime qualcosa di importante e tuttavia non esaurisce la discussione, come il modello di comunione mistica ha qualcosa da dire e illumina un aspetto importante e via via gli altri. La sfida è come vivere la Chiesa in questo senso di complessità senza esaltare unilateralmente un aspetto. Dunque c’è bisogno di una discussione sulla leadership che implica aspetti umani? Certamente sì, ricorrendo all’aspetto sacramentale in analogia con la cristologia: Cristo vero Dio e vero uomo. Così la Chiesa è realtà spirituale e umana, ha una sua intelligibilità umana che apre alla possibilità di imparare dalle scienze umane non negando l’aspetto spirituale. Non si tratta di un organizzazione come le altre ed occorre trovare equilibrio e rispetto dei diversi modelli. La leadership è importante perché la Chiesa ha un aspetto umano che è importante conoscere». Dove non arriviamo noi arriva lo Spirito che guida la Chiesa. È un’idea che aumenta la responsabilità personale o giustifica la mancanza di responsabilità? «Tornerei al modello sacramentale facendo tutto il possibile per evitare ogni polarizzazione: lo Spirito Santo e le persone vanno insieme e non in alternativa. Lo Spirito dunque e l’organizzazione umana, insieme. S. Ignazio non era un uomo di alternative escludentesi, secche; era un uomo di aut aut : sia grazia sia lo sforzo umano; è importante la collaborazione tra Dio e uomini che non esclude l’uno o l’altro. Per S. Ignazio era importante la convinzione personale ma era convinto parimenti che lo Spirito parla attraverso le autorità della Chiesa. Così rilanciava le convinzioni personali rispettando la presenza dello Spirito. Quando era pellegrino in Terrasanta era convinto che la sua chiamata fosse vivere lì. Le autorità ecclesiastiche dell’epoca – anche allora era un periodo non facile in Terrasanta – gli dissero che non era una scelta giusta e lui tra voce interiore e voce istituzionale ha ascoltato quest’ultima: ha cercato, ha valutato, ha usato il discernimento. Ecco allora un criterio guida: le risposte nette non sono sempre giuste; occorre valutare. Lo Spirito certo guida la Chiesa ma aspetta da noi che svolgiamo il nostro compito. Così si porta avanti una tensione che non si risolve in polarizzazioni. E penso sia la linea del Papa oggi: valutate dove lo Spirito concretamente mi indica la strada!». Il libro di Avery Dulles citato è pubblicato in particolare da Edizioni Messaggero, Padova. Altri volumi di Dulles sono pubblicati dalla Editrice Queriniana. ...
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I vescovi europei a Minsk per parlare di giovani ed Europa

17 settembre 2017 - 3:34pm
Su invito di mons. Tadeusz Kondrusiewicz , a rcivescovo di Minsk-Mohilev, si svolgerà dal 27 settembre al 1° Ottobre nella capitale bielorussa l’annuale Assemblea plenaria del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (Ccee), l’assise ecclesiale a cui partecipano i presidenti di tutte le conferenze episcopali rappresentanti ben 45 paesi del continente.  Per la prima volta nella storia del Ccee l’assemblea plenaria giunge in Bielorussia per incontrare la comunità locale cattolica e celebrare insieme il 750° anniversario della prima menzione della città di Minsk nelle Cronache primarie  (conosciuta anche come Cronaca di Nestore o Cronaca degli anni passati ) e il 500° anniversario della stampa della Bibbia , primo libro a essere stampato in lingua bielorussa.  Al centro dei loro lavori, i vescovi si confronteranno sul tema dei giovani , in particolare sulla figura del giovane oggi, i suoi desideri, i suoi bisogni , le sue paure , le sue aspettative e le sue relazioni , sulle sfide che il mondo odierno in continuo cambiamento pone alla Chiesa nel pensare la pastorale e nel proporre il Vangelo a questa particolare categoria di persone che costituiscono il futuro della Chiesa. Dopo il Simposio Europeo celebrato nel marzo scorso a Barcellona (per approfondire vedi il sito ) e che aveva riunito vescovi e responsabili della pastorale giovanile, vocazionale, scolastica e universitaria, la Plenaria di Minsk costituisce dunque un ulteriore momento di preparazione al prossimo Sinodo dei Vescovi sui giovani in programma a Roma per l’autunno 2018.  Il secondo tema al centro dei lavori sarà quello dell’ Europa , in particolare il contributo e la missione della Chiesa alla costruzione della Casa comune europea. A Minsk, i Presidenti delle conferenze episcopali si confronteranno su come annunciare il vangelo di Cristo in Europa.  A testimonianza dell’importanza dell’incontro, la presenza, nella sessione di apertura, dell’Esarca Patriarcale di tutta la Bielorussia , il Metropolita Pavel di Minsk e Zaslavl , del Vice-Primo Ministro della Repubblica di Bielorussia, Vasily Zharko , del sindaco della città, Andrei Shorets , e di rappresentanti di altre religioni presenti nel Paese. Nella mattinata di giovedì 28 settembre, il Presidente della Repubblica di Bielorussia, Aleksandr Lukashenko, incontrerà in udienza i partecipanti alla Plenaria.   Plenaria che si concluderà domenica 1° ottobre con la partecipazione dei vescovi, divisi in gruppi, alle celebrazioni eucaristiche in diverse parrocchie di Minsk al fine di favorire l’incontro con la comunità locale.     (Da Radio Vaticana)...
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Famiglie in pellegrinaggio a Pompei: gioiose e rigenerate dallo Spirito Santo

17 settembre 2017 - 3:27pm
“Pregare per le famiglie provate a causa della mancanza di lavoro, per quelle perseguitate a motivo della fede e per ogni famiglia in situazione di sofferenza ”. Lo ha chiesto Papa Francesco in un Messaggio inviato ieri in occasione del decimo ‘Pellegrinaggio nazionale delle famiglie per la famiglia’  svoltosi da Scafati a Pompei. L’evento, promosso da Rinnovamento nello Spirito Santo con il patrocinio del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, quest’anno aveva come filo conduttore il tema ‘La gioia dell’amore che si vive nelle famiglie è anche il giubileo della Chiesa’, tratto dall’ Esortazione apostolica Amoris Laetiti a. Per conoscere meglio l’importanza del pellegrinaggio e del tema di questa edizione, Federico Piana ha intervistato Salvatore Martinez , presidente nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo: R. - Un pellegrinaggio di famiglie per la famiglia. Un gesto semplice, popolare e dunque anche l’idea di unire tre generazioni – nonni, genitori e figli - intorno al Rosario e al rosario della famiglia una selezione di venti misteri canonici, ci è sembrata una buona intuizione, condivisa subito con la prelatura di Pompei, il forum delle associazioni famigliari, l’ufficio della Pastorale della famiglia della Cei e lo stesso Dicastero vaticano dedicato alla Famiglia. Dunque un gesto di unità per unire le famiglie e per mostrare il volto gioioso delle famiglie stesse . Per cui se è vero che la famiglia ha bisogno di protezione sociale, economica, fiscale e di essere difesa, i credenti sanno che si difende da sé, nel senso che lo Spirito Santo che continuamente la genera non solo la tiene in vita, ma la promuove. D. - Nel titolo c’è anche un’altra chiave di lettura: la gioia dell’amore che si vie nelle famiglie è anche il giubilo della Chiesa. Quindi giubila la famiglia quando questa è felice, ma anche al Chiesa  … R. - Gioisce ed è nel giubilo a partire dalla vita, non alienandosi dalla vita. Questa è la grande e profonda differenza; c’è gioia e gioia. Ci sono tante gioie umane di cui la famiglia vive, ma la gioia divina, la gioia della Chiesa, è un’altra cosa: parte proprio dalla necessità di non perdere  - e la preghiera è il più grande allato – la presenza di Dio . Non c’è gioia più grande di questa per chi crede: includere Dio nella propria vita, includere Dio nelle proprie relazioni famigliari. Questa è la prima gioia che si sperimenta. E Gesù dice: “Questa gioia non potrà togliervela nessuno”. In fondo è una gioia eterna quella che si alimenta nelle nostre case. È dunque interessante poter raccontare tutto questo e raccontarlo a partire dalla vita, dalle sfide delle nostre famiglie: sfide di povertà, di migranti, di persone che non trovano lavoro e che perdono lavoro . Queste sono le famiglie che hanno vissuto il pellegrinaggio; le f amiglie che hanno testimoniato come nonostante tutto questo la gioia si possa conservare ; la  gioia di credere, la gioia di sperare, la gioia di non sapersi soli e dunque inseriti in comunità, in movimenti della vita delle nostre parrocchie. Dunque è una gioia che si alimenta attraverso la preghiera; è una gioia che non si perde se si dona, se si apre agli altri, ed è soprattutto una gioia difesa da Di o. Dunque se lo spirito del mondo scimmiotta la gioia di Dio, la offende, la mortifica, Dio la rigenera e lo fa nella famiglia. (Da Radio Vaticana)...
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Papa ai vescovi giapponesi: custodite e rinnovate la scelta missionaria

17 settembre 2017 - 3:21pm
In occasione della visita pastorale , che inizia domani, in Giappone del Cardinale Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, il Papa ha scritto una Lettera all'Episcopato del Paese nella quale innanzitutto torna col pensiero ai tanti martiri giapponesi che hanno perso la vita per testimoniare la loro fede, a partire da San Paolo Miki e compagni. Una lunga schiera di cui, scrive, "voi fratelli, avete ereditato il patrimonio spirituale " e della quale "proseguite il cammino di evengelizzazione". Quello del Papa è dunque innanzitutto un sentito ringraziamento ai vescovi per il lavoro di "integrazione", di "cura dei deboli", di "promozione culturale", "di dialogo interreligioso" e di "cura del creato".  In particolare, nella Lettera, il Papa si sofferma a riflettere "sull’impegno missionario della Chiesa in Giappone", ricordando che se è "cattolica" quindi "universale", è in "uscita", spinta dall'amore di Cristo e sempre pronta a dare la vita: no dunque all'isolamento e all'agio, sì al dono di sè per amore a Cristo.  Altra sottolineatura del Papa all'Episcopato giapponese è relativa al ruolo della Chiesa "sale" e "luce del mondo". In quanto "sale" scrive il Papa "ha il compito di preservare dalla corruzione e dare sapore"; "in quanto luce impedisce alle tenebre di prevalere, assicurando una chiara visione circa la realtà". Queste parole sono anche un forte richiamo alla fedeltà e all’autenticità: " è necessario, cioè", scrive il Papa ,"che il sale dia veramente sapore e la luce vinca le tenebre" ."Il Regno dei cieli – come ne parla Gesù – si presenta inizialmente con la povertà di un poco di lievito o di un piccolo seme; questa simbologia riproduce bene l’attuale situazione della Chiesa nel contesto del mondo giapponese. Ad essa Gesù ha affidato una grande missione spirituale e morale. So bene che esistono non piccole difficoltà a causa della mancanza di clero, di religiosi, di religiose e di una limitata partecipazione dei fedeli laici. Ma la scarsità di operai non può ridurre l’impegno dell’evangelizzazione, anzi è occasione che stimola a cercarli incessantemente". Il Papa ribadisce ai vescovi giapponesi che le tante sfide attuali non li devono rendere nè "rassegnati" nè ridotti ad un "dialogo irenico e paralizzante" , e cita situazioni preoccupanti come "l’alto tasso di divorzi, i suicidi anche tra i giovani, le persone che scelgono di vivere totalmente sganciate dalla vita sociale (hikikomori), il formalismo religioso e spirituale, il relativismo morale, l’indifferenza religiosa, l’ossessione per il lavoro e il guadagno". Altrettanto preoccupante il crescente numero di poveri  che una società in corsa verso lo sviluppo crea. Da qui, scrive il Papa, l'urgenza che la Chiesa in Giappone, sia missionaria e forte nella evangelizzazione  come lo sono stati i tanti martiri e confessori della fede del passato. Nel pensiero del Papa anche la necessità di una "solida e integrale formazione sacerdotale e religiosa" per far fronte al propagarsi di quella che definisce "la cultura del provvisorio" , cioè la mentalità, scrive Francesco, "che porta soprattutto i giovani a pensare che non sia possibile amare veramente, che non esista nulla di stabile". I sacerdoti devono dunque "saper aiutare chi intraprende tale percorso avvicinandolo all’amore insegnato da Gesù, che è gratuito, comporta il sacrificio di sé, è perdono misericordioso". Questa, secondo il Papa, è la "testimonianza di cui la società giapponese ha tanta sete". Una parola ancora il Pontefice la pronuncia, nella Lettera, sui " movimenti ecclesiali approvati dalla Sede Apostolica ", ricordando l'aiuto che possono fornire con il loro "impulso evangelizzatore e la loro testimonianza, nel servizio pastorale e nella missio ad gente". Da qui l'invito ai vescovi  "a conoscere e ad accompagnare questi carismi rendendoli partecipi dell'opera della Chiesa nel contesto dell’integrazione pastorale. (Da Radio Vaticana)...
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Al via la staffetta da "Francesco a Francesco" tra fede, arte e cultura

17 settembre 2017 - 3:16pm
Durante i saluti ai fedeli dopo la recita dell'Angelus, il Papa ha augurato "buon cammino" a quanti, volontari della Pro- loco e fedeli, hanno dato il via oggi alla  staffetta Da Francesco a Francesco 2017 , che per la prima volta quest'anno è partita da Piazza San Pietro per arrivare ad Assisi il giorno della festa di San Francesco il 4 ottobre prossimo. Animata dai pellegrini di tutte le età, l'iniziativa, promossa dall’Unione Nazionale delle Pro Loco d’Italia (Unpli) e giunta alla sua quarta edizione, ripercorre il tragitto e alcuni dei luoghi vissuti dal Poverello dal nord del Lazio fino al cuore più sacro dell'Umbria. Come racconta il presidente dell'Unpli, Antonino La Spina , la staffetta è articolata in 18 tappe e tocca 66 località per un totale di 287 km ed è un percorso accessibile a tutti anche se, durando 18 giorni, solo alcuni pellegrini possono compierla per intero. In ogni caso riesce a "coniugare il mondo dei cammini religiosi con la scoperta dell’immenso patrimonio delle piccole località italiane" . Alle famiglie, ai gruppi o ai singoli pellegrini che "sostano tra santuari, chiese e cappelle sarà offerta l'accoglienza, l'assistenza e la guida dei volontari delle Pro Loco anche nella conoscenza paesaggistica, culturale e gastronimica dei singoli centri". “L’Unpli" ha sottolineato anche Ernesto Fanfoni responsabile del dipartimento Cammini, “ha anche l’obiettivo di valorizzare i numerosi cammini italiani e sviluppare così la sensibilità del pellegrinaggio verso i numerosi santuari e luoghi di fede presenti nella penisola”. Ascolta e scarica il podcast con l'intervista a Antonino La Spina: (Da Radio Vaticana)...
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