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Il Papa è a Genova: "Città generosa che non chiude le sue porte"

Vaticano News - 38 min 13 sec fa
Papa Francesco ha iniziato la sua visita pastorale a Genova . L'aereo papale è atterrato nell'aeroporto del capoluogo ligure verso le 8.15. Ad accoglierlo il cardinale Angelo Bagnasco , arcivescovo della città, il sindaco Marco Doria e il presidente della Regione Giovanni Toti. E' un viaggio molto intenso in cui il Pontefice incontrerà la Chiesa ligure, il mondo del lavoro, i giovani. Pranzerà con i migranti e i carcerati e abbraccerà i bambini ricoverati all’ospedale pediatrico Gaslini. Momento centrale sarà la Santa Messa, nel pomeriggio, presieduta nell’area della Fiera del Mare.  In un messaggio pubblicato dal Secolo XIX, il Pontefice si rivolge così ai "cari genovesi": "Vengo a farvi visita da pellegrino di pace e di speranza. So che Genova è una città generosa, che non chiude le sue porte, che si impegna ad accogliere e ad integrare quanti scappano dalla fame, dalla povertà e dalle guerre. Non posso non pensare che dal porto della vostra città, il 1° febbraio 1929, si imbarcarono sulla nave 'Giulio Cesare' i miei nonni Giovanni e Rosa, e mio papà Mario, che allora aveva ventun anni. Torno nel luogo da dove loro sono partiti, come figlio di migranti e vi ringrazio per l’accoglienza. So che i problemi non mancano. So quanto è pesante la disoccupazione, la mancanza di lavoro che colpisce giovani e meno giovani, e condiziona la vita di tante famiglie. Ma so anche che i genovesi non sono soltanto abitanti di una città di mare e dunque abituati ad avere a che fare con le imbarcazioni e con le reti. Sono anche capaci di «fare rete» e di essere solidali".  (Da Radio Vaticana)...
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Nell’abbraccio della Madonna della guardia

Vaticano News - 26 maggio 2017 - 3:26pm
Avevamo in progetto un pellegrinaggio a Roma, da Genova e dal suo santuario, in occasione del centenario (maggio 1917-2017) dell’arrivo della Madonna della Guardia nei giardini vaticani, voluta dai genovesi e dal loro concittadino Giacomo Della Chiesa, Benedetto xv. Ma Papa Francesco ci ha preceduto con la notizia di un suo viaggio a Genova per la stessa data. Grande gioia! Non c’è dubbio, da parte di tutta la città, della diocesi e del santuario «principe della ligure terra», come lo aveva definito il Papa genovese. Il viaggio previsto verso Roma sarà solo rimandato e sarà per Genova un’altra occasione per restituire visita e gratitudine al Pontefice. Ora, in occasione dell’arrivo di Francesco, è doverosa una congrua riflessione. Genova, storia della Guardia, Chiesa e papato, protagonismo popolare... Potrebbero essere questi i titoli che, articolati e un po’ riletti, hanno da dire molto al nostro cammino di oggi. La fine del Quattrocento — e precisamente il fatidico 29 agosto 1490, data dell’apparizione della «Madre di Gesù Cristo», come si dichiara a un modestissimo contadino della Val Polcevera — trova un mondo che comunque è sostanzialmente circoscritto intorno al Mediterraneo. Genova, repubblica marinara, commerciale e competitiva, si ritrova al centro di questo mondo. Enfatizzando un po’ e con tutti i limiti di quanto veniamo dicendo, Genova poteva considerarsi in qualche modo la capitale economico-finanziaria del mondo di allora. Le monarchie del nord Europa facevano riferimento alla banche genovesi per i loro affari finanziari. Pur tra mille contraddizioni, anche politiche ed economiche, la città coleva ostentare il suo ruolo di “superba”, come da allora cominciò ad appellarsi. Ma questa forma di contraddittoria grandezza strideva con la complessità del degrado morale e religioso che la dilaniava. E non era solo di Genova questa situazione di divario tra realtà civile, religiosa e sociale e la conclamata appartenenza formale alla fede cristiana. Tutta la Chiesa si poteva dire in crisi. Papi e vescovi, preti e religiosi, il popolo stesso, nelle sue articolazioni di plebe e di aristocrazia, erano allo sbando. C’era una grande richiesta di riforma. Eravamo a due passi della tragica spaccatura protestante e, contemporaneamente, anche nella Chiesa emergevano qua e là germi di seria riforma cattolica. In questo contesto per Genova — essa stessa “superba” e religiosamente “squinternata in crisi” — si affacciano due iniziative che partono dalla provvidenza di Dio e, per altre strade, vogliono spingere alla ricostruzione sul Vangelo di una realtà così contraddittoria. Per la Genova della nobiltà e dell’alta borghesia sono gli anni di Caterinetta Fieschi, la grande santa mistica e riformatrice. E per la società popolare e contadina spunta l’iniziativa di Maria verso l’umile Benedetto Pareto sul monte Figogna, il monte “della Guardia”. Già questo appellativo dato a uno svettante monte brullo e prospiciente un orizzonte immenso, era significativo da sempre. Da questa cima, da tempo immemorabile, si avvistavano pericoli imminenti di navi corsare o comunque di eserciti nemici. Un punto simbolico e profetico per preavvertire la popolazione di ogni tipo di pericolo imminente, per difenderlo da sempre nuove possibili piraterie. In questo luogo e in questo contesto ideale si inserisce la storia del mandato di Maria a un modesto contadino di «costruire lì» per lei e con lei una semplice cappella. Notizia registrata da un documento notarile del 1530 e conservato. Un racconto scarno ed essenziale, senza fronzoli devozionistici, senza messaggi particolari. Il modesto contadino, Benedetto Pareto, si impaurisce, si schermisce, si dichiara impari al compito troppo gravoso per un poveretto. La Madonna lo rincuora: «Non avere paura, sarai aiutato da ogni parte». Da qui la sua disponibilità e, dopo non poche difficoltà di ogni tipo, l’inizio dell’impresa. È così che comincia dal monte della Guardia un’umile e preziosa impresa di «riforma e di ricostruzione ideale, umana e religiosa». Chi dicesse oggi al piccolo Benedetto Pareto di essere stato, suo malgrado, un riformatore religioso popolare, troverebbe un contadino che si schermisce incredulo. Da questo paradigma di partenza si può rileggere la storia del ruolo della società umile, popolare e contadina, nello sviluppo dell’umanità stessa nel suo insieme. Umiltà unita a fede semplice e pura, alla base di enormi movimenti di valori, di ricostruzioni di famiglie, comunità religiose e civili, di solidarietà, di lavoro, di corresponsabilità politiche serie, di cultura di base solida e autentica. Tutta la storia della Guardia ha questi connotati e questa valenza riformatrice e ricostruttrice. Il grande santo dei poveri — Luigi Orione — che dalla Madonna della guardia trovò ispirazione e sostegno, raccontò un suo sogno-visione significativo. Mentre saliva il monte Figogna di Genova, vide scendere dalla “montagna della Guardia” dei grandi rivoli e come dei fiumi d’argento lucentissimi e brillanti che quasi la coprivano, allargandosi verso la valle sino a dilagare oltre le colline e la pianura, tutto investendo di splendore. Il sogno — egli spiegava — voleva dire che la devozione alla Madonna della guardia, con crescendo meraviglioso, si sarebbe diffusa ovunque, oltre Genova e l’Italia, anche per l’attività della congregazione. Come di fatto poi avvenne. Oggi, ecco la visita al santuario di un Papa figlio di emigranti, che spesso fa riferimento alla fede della nonna e degli anziani. Oggi arriva al santuario della Guardia un Papa che conosce le “guardie” argentine. Forse sa che ognuna di queste “Madonne della guardia”, con i loro santuari, le scuole per ragazzi poveri e le opere sociali connesse, sono originate dalle fede semplice e forte di uomini semplici e forti nella fede: i Pedemonte a Bernal, i Dellepiane a Rosario, i Macchiavello a Hurlingham, i Fontana a Florida, i Rossi a Vittoria, gli Oneto a Puerto Deseado in Patagonia, i Garibaldi, con le scuole di formazione per ragazzi poveri dedicate alla Madonna della guardia del Chaco, del Neuquen, della Patagonia. Una Madonna dei poveri, la Madonna delle periferie non solo topografiche. come lui le chiama. Una Madonna che sceglie uno scartato della vita per valorizzarlo, escludendo i superbi e mandando a mani vuote i ricchi, nello spirito evangelico e mariano più genuino che troviamo nel Magnificat. In questa storia il Papa potrà trovare i “temi forti”, prevalenti e ricorrenti del suo pontificato: il vangelo come gioia per tutti e prima di tutto per i più poveri, il superamento della cultura dello scarto per la rivalutazione di un essenziale per tutti, la denuncia della mondanità come male alienante dagli ideali alti, la proposizione di una riforma di una Chiesa troppo spesso autoreferenziale e non missionaria, una Chiesa con le mani sporche, un clero con l’odore delle pecore. Francesco mangerà con i poveri un pasto frugale ed essenziale, fatto con le mani e col cuore da una cooperativa, promossa dal santuario per valorizzare il lavoro debole. Un pasto simbolico, in continuità con la storia del santuario che i pranzi coi poveri ha promosso da tempi lontani e che, oggi, si è dotato di un ramo onlus denominato «Guardia/accoglienza onlus», perché le braccia e il cuore della Madre di Gesù possano essere in effetti sempre aperte ai suoi figli più deboli, nelle spirito e nell’insieme. di Marco Granara,  Rettore del santuario della Madonna della guardia...
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Il 27 maggio la visita del Pontefice a Genova - Tra i lavoratori per indicare la via del vero sviluppo

Vaticano News - 26 maggio 2017 - 3:23pm
Un’attesa gioiosa e ispirata a profonda gratitudine segna in questi giorni la città di Genova in tutte le sue componenti. L’itinerario del Papa inizierà dallo stabilimento Ilva di Cornigliano, come avvenne per la memorabile visita di Giovanni Paolo ii nel 1985. In un momento particolarmente difficile e impegnativo per l’occupazione a Genova, si è voluto che la visita iniziasse da questo storico sito industriale per rimarcare la tradizionale vicinanza della Chiesa genovese al mondo del lavoro. Gli impianti Ilva di Genova Cornigliano occupano uno spazio di un milione di metri quadrati e impiegano circa millecinquecento persone delle quali, purtroppo, ancora quattrocento in cassa integrazione o impegnate in lavori di pubblica utilità. I cospicui investimenti degli ultimi anni hanno reso lo stabilimento una realtà dinamica, snella e fortemente integrata, con una capacità produttiva annua di 1,3 milioni di tonnellate. Due sono le linee di eccellenza: un nuovo reparto di zincatura, per il quale sono stati investiti più di 260 milioni di euro, e l’impianto della banda stagnata. Dal punto di vista logistico la posizione strategica fa dello stabilimento il nodo di collegamento con il sito siderurgico di Novi Ligure. Entrambi possono raggiungere una produzione di 3 milioni di tonnellate e alimentare i mercati del nord Italia e dell’Europa. Altro punto di forza è il polo intermodale caratterizzato dall’accesso al mare: le banchine sono in grado di ricevere da ogni parte del mondo oltre quattro milioni di tonnellate di prodotti siderurgici, mentre circa un milione di tonnellate possono essere spedite verso tutti i porti. Una struttura di tale portata funziona solo grazie a un personale che, nonostante le vicissitudini che hanno segnato il percorso di Ilva, ha mantenuto un forte senso di appartenenza all’azienda e una cultura manifatturiera e siderurgica qui radicata da oltre un secolo. A Genova la crisi del lavoro non è solo un problema di Ilva ma, iniziata intorno al 1985, ha avuto e continua ad avere dolorose e negative ripercussioni su tutto il tessuto economico e sociale della città, come quotidianamente constatato dai centri di ascolto delle parrocchie. Possiamo elencare un complesso di cause: deindustrializzazione, delocalizzazione di attività produttive e di centri direzionali, scarsi investimenti per strutture e collegamenti ferroviari e autostradali, mancanza di adeguamenti impiantistici di siti industriali e infrastrutture portuali. Negli ultimi cinquant’anni la città di Genova ha perduto quasi 250.000 abitanti (circa il 30 per cento della popolazione) per motivi connessi alla denatalità e al saldo negativo dei flussi migratori, dovuto al progressivo venir meno delle opportunità lavorative. Dal 2007 a oggi la città metropolitana ha perso ulteriori dodicimila posti di lavoro e il tasso di disoccupazione è salito dal 4,4 al 9,9 per cento. Le uniche opportunità reali per invertire tali trend negativi sono rappresentate dalla capacità di svolgere attività economiche per i mercati in maggiore sviluppo e fondamentalmente legate all’esportazione di beni e servizi, alla portualità e al turismo. Su questo fronte a Genova, come del resto nelle diocesi italiane, è attivo l’ufficio per la pastorale sociale e il lavoro, che opera di concerto con i cappellani del lavoro e con le associazioni e i movimenti laicali che si occupano di tematiche lavorative. Ciò che caratterizza Genova invece è l’operato che i cappellani svolgono nelle aziende: avvicinano le persone durante l’attività lavorativa, all’interno degli stessi ambienti di lavoro. I cappellani vengono accolti e ciò è reso possibile grazie alla fiducia che i lavoratori, le direzioni e le organizzazioni sindacali nutrono verso la Chiesa genovese. Questo tipo di presenza apre ampie possibilità pastorali: proporre e veder partecipate le celebrazioni della messa all’interno delle aziende in occasione della Pasqua, del Natale, della commemorazione dei fedeli defunti e in altre circostanze. Per fare un esempio, per la Pasqua 2017 sono state celebrate più di cinquanta messe, alcune delle quali officiate dall’arcivescovo cardinale Angelo Bagnasco. La ricaduta sociale di questo apostolato si concretizza inoltre nella costante difesa dell’occupazione, nel contesto delle ricorrenti crisi aziendali e nella sensibilizzazione, in tutte le sedi possibili, verso il problema del lavoro. Ciò è reso fattibile grazie allo stile che da sempre contraddistingue i cappellani genovesi: rispetto, riservatezza e spirito di servizio. La presenza dei cappellani del lavoro genovesi nelle fabbriche e nel porto inizia nel 1943, per volere del cardinale Pietro Boetto, per poi consolidarsi nel dopoguerra grazie all’opera del cardinale Giuseppe Siri. Questa presenza non è venuta meno neppure in anni fortemente segnati da tensioni, conflittualità e vertenze sindacali molto gravi, il che ha reso solido il rapporto fra i cappellani e la città. Nel corso del tempo l’insediamento di multinazionali e con esse l’arrivo di un management culturalmente composito, ha offerto l’opportunità di allargare il dialogo dei cappellani, supportati in questo da un percorso di formazione permanente. Oggi la città, con la fattiva collaborazione della Chiesa, sta cercando di risollevarsi e di creare unità di intenti per individuare strade che la portino verso un sano sviluppo e al superamento del grave male della disoccupazione. La presenza del Papa tra noi, con il suo alto magistero particolarmente attento al lavoro, sarà fonte di ispirazione per creare un clima di collaborazione, di concordia e di maggiore attenzione verso il bene comune. La partecipazione a tale virtuoso percorso è inserita dalla Chiesa genovese tra i compiti che considera maggiormente rilevanti. di Luigi Molinari,  Vicario episcopale per il mondo del lavoro...
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Il Pontefice telefona ai piccoli degenti dell’ospedale Gaslini- La carezza di Gesù

Vaticano News - 26 maggio 2017 - 2:21pm
«Vengo per stare un po’ vicino a voi, ascoltarvi e portarvi la carezza di Gesù. Lui è sempre vicino a noi specialmente quando siamo in difficoltà e abbiamo bisogno. Lui sempre ci dà fiducia e speranza»: lo ha assicurato Papa Francesco ai piccoli ospiti dell’ospedale Gaslini che incontrerà sabato 27 durante la visita pastorale a Genova. Nel pomeriggio del 24 maggio il Pontefice si è collegato telefonicamente attraverso l’emittente parrocchiale «Radio fra le note», fondata e animata dal sacerdote genovese don Roberto Fiscer, che ogni mercoledì dedica la diretta al nosocomio pediatrico. «Cari bambini — ha detto il Papa suscitando la sorpresa generale — vi saluto tutti con affetto in attesa di incontrarci sabato. Voglio dirvi che attendo con gioia il momento di incontrarmi con voi e con i vostri familiari», ha aggiunto. Quindi ha sottolineato che Gesù «sempre ci dà fiducia e speranza. Prego già adesso per voi e voi per favore pregate per me. Grazie, ci vediamo sabato», ha concluso prima di recitare insieme ai bambini l’avemaria e di impartire la benedizione ai piccoli ricoverati e ai familiari....
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​Udienza alle Orionine missionarie della carità - Senza frontiere

Vaticano News - 26 maggio 2017 - 2:19pm
«Evangelizzatrici» e «al servizio dei poveri»: in questa duplice dimensione è racchiusa la vocazione «senza frontiere» delle Piccole suore missionarie della carità (don Orione), ricevute dal Papa nella mattina di venerdì 26 maggio, nella Sala del Concistoro, in occasione del loro capitolo generale. Nel discorso pronunciato durante l’udienza il Pontefice ha ricordato alle religiose che il missionario è chiamato a essere «una persona audace e creativa», una persona «libera» dalle tentazioni della «comodità», dell’«accidia», della «mondanità», e «abitata dallo Spirito». Da lui si esige «che abbia una spiritualità fondata su Cristo, sulla parola di Dio, sulla liturgia». E a lui «si richiede di essere profeta della misericordia», capace di lasciarsi «provocare dal grido di aiuto di tante situazioni di dolore e di sofferenza». In questa veste, in particolare, egli annuncia «il perdono e l’abbraccio del Padre, fonte di gioia, di serenità e di pace». Il discorso del Papa...
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Papa nomina mons. De Donatis nuovo vicario della Diocesi di Roma

Vaticano News - 26 maggio 2017 - 2:14pm
Papa Francesco ha accolto la rinuncia presentata dal cardinale Agostino Vallini quale Suo Vicario Generale per la Diocesi di Roma e Arciprete della Basilica Papale di San Giovanni in Laterano ed ha chiamato a succedergli nel medesimo incarico mons. Angelo De Donatis, vescovo titolare di Mottola, finora Ausiliare di Roma, elevandolo in pari tempo alla dignità arcivescovile. Ce ne parla  Alessandro Gisotti : Nel suo saluto al Vicariato, mons. Angelo De Donatis ha sottolineato che il suo servizio sarà quello di "annunciare la misericordia di Dio con la parola e la vita" nonchè "di custodire e promuovere la comunione ecclesiale" : "la misericordia - ha affermato - è la Pentecoste dei nostri giorni". "Chiedo - ha proseguito il nuovo vicario per la Diocesi di Roma - il dono di saper ascoltare in profondità sempre". 63 anni, di origini pugliesi, mons. Angelo De Donatis è nato il 4 gennaio del 1954 a Casarano, provincia di Lecce e diocesi di Nardò‑Gallipoli . Alunno prima del Seminario di Taranto e quindi del Pontificio Seminario Romano Maggiore, il presule ha compiuto gli studi filosofici alla Pontificia Università Lateranense e quelli teologici presso la Pontificia Università Gregoriana, dove ha conseguito la Licenza in Teologia Morale . Ordinato sacerdote nel 1980, dal 28 novembre 1983 è incardinato nella diocesi di Roma . Tra i suoi incarichi, oltre che in varie parrocchie romane e come insegnante di religione, è stato addetto alla Segreteria Generale del Vicariato, archivista della Segreteria del Collegio Cardinalizio. Dal 1990 al 1996, è stato inoltre direttore dell'Ufficio Clero del Vicariato di Roma; dal 1990 al 2003, direttore Spirituale al Pontificio Seminario Romano Maggiore e Assistente per la diocesi di Roma dell'Associazione Nazionale Familiari del Clero. E' stato membro del Consiglio Presbiterale Diocesano e del Collegio dei Consultori. Nel 1989 è stato ammesso all'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme con il grado di Cavaliere. Nella Quaresima del 2014, per volere di Papa Francesco, ha tenuto le meditazioni per gli Esercizi Spirituali della Curia Romana . E' stato infine nominato vescovo ausiliare di Roma il 14 settembre del 2015. (Da Radio Vaticana)...
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Prima conferenza stampa del nuovo presidente della Cei- Le ragioni del cuore

Vaticano News - 26 maggio 2017 - 2:02pm
Spinto «più dalle ragioni del cuore che da quelle dell’intelletto», per dare voce a priorità assolute quali «il lavoro per i giovani, l’attenzione alle famiglie, la vicinanza agli ultimi», per guidare una Chiesa come la vuole Papa Francesco, impegnata in una «conversione pastorale», una Chiesa che accoglie tutti e non fa distinzioni, «in grado di andare nelle periferie ed essere ospedale da campo».  Ieri, nel suo primo incontro con la stampa, Gualtiero Bassetti, cardinale arcivescovo di Perugia - Città della Pieve e nuovo presidente della Conferenza episcopale italiana, ha parlato innanzitutto di sé, presentandosi umilmente, spiegando a esempio come nelle cose si senta spinto più dall’istinto del cuore che dall’intuito della ragione: «Se ne vedo la necessità, sento il bisogno di buttarmi, anche alla scuola del Vangelo: il Signore, infatti, raccomanda di cogliere i segni dei tempi. Dio non ci parla sempre con una rivelazione diretta, parla attraverso il sole e la tempesta, il prato fiorito e la terra. Basta saperli cogliere, questi segni, e di conseguenza intervenire e agire». E ai giornalisti che gli chiedevano perché, nella prima dichiarazione da presidente, si fosse definito «un improvvisatore», il porporato ha precisato, conseguentemente, che per lui «essere un improvvisatore significa essere il contrario di un calcolatore», e che, comunque, ciò «non vuol dire che io faccia cose senza pensare». di Giovanni Zavatta...
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Francesco: il cristiano ha lo sguardo in Cielo e i piedi nel mondo

Vaticano News - 26 maggio 2017 - 12:59pm
Il posto del cristiano è il mondo per annunciare Gesù, ma il suo sguardo è rivolto al Cielo per essere unito a Lui: è quanto ha detto il Papa nella Messa del mattino a Casa Santa Marta. Il servizio di Sergio Centofanti : La Galilea, luogo del primo incontro con Gesù Le Scritture - osserva Papa Francesco nell’omelia - ci indicano tre parole, tre luoghi di riferimento del cammino cristiano. La prima parola è la memoria. Gesù risorto dice ai discepoli di recarsi in Galilea: qui c’è stato il primo incontro con il Signore. E “ognuno di noi ha la propria Galilea”, laddove Gesù si è manifestato per la prima volta, lo abbiamo conosciuto e “abbiamo avuto questa gioia, questo entusiasmo di seguirlo”. “Per essere un buon cristiano è necessario sempre avere la memoria del primo incontro con Gesù o dei successivi incontri”. E’ “la grazia della memoria” che “nel momento della prova mi dà certezza”. Lo sguardo al Cielo e i piedi nel mondo Il secondo punto di riferimento è la preghiera. Quando Gesù ascende al Cielo - spiega il Papa - non si stacca da noi: “Fisicamente sì, ma è sempre collegato con noi per intercedere per noi. Fa vedere al Padre le piaghe, il prezzo che ha pagato per noi, per la nostra salvezza”. Dunque, “dobbiamo chiedere la grazia di contemplare il Cielo, la grazia della preghiera, il rapporto con Gesù nella preghiera che in questo momento ci ascolta, è con noi”: "Poi ce n'è un terzo: il mondo. Gesù prima di andarsene – lo abbiamo sentito ieri nel Vangelo dell’Ascensione – dice ai discepoli: ‘Andate nel mondo e fate discepoli’. Andate: il posto del cristiano è il mondo per annunciare la Parola di Gesù, per dire che siamo salvati, che Lui è venuto per darci la grazia, per portarci tutti con Lui davanti al Padre”. Memoria, preghiera e missione Questa – ha osservato il Papa – è “la topografia dello spirito cristiano”, i tre luoghi di riferimento della nostra vita: la memoria, la preghiera, la missione, e le tre parole per il nostro cammino, Galilea, Cielo e mondo: “Un cristiano deve muoversi in queste tre dimensioni e chiedere la grazia della memoria: ‘Che non mi dimentichi del momento che tu mi hai eletto, che non mi dimentichi dei momenti che ci siamo incontrati’, dire al Signore. Poi, pregare, guardare il Cielo perché Lui è per intercedere, lì. Lui intercede per noi. E poi andare in missione: cioè, non vuol dire che tutti devono andare all’estero; andare in missione è vivere e dare testimonianza del Vangelo, è fare sapere alla gente come è Gesù. E questo, con la testimonianza e con la Parola perché se io dico come Gesù è, come è la vita cristiana e vivo come un pagano, quello non serve. La missione non va”. La vita cristiana è gioiosa Se invece viviamo nella memoria, nella preghiera e in missione - conclude Francesco - la vita cristiana sarà bella e sarà anche gioiosa: “E questa è l’ultima frase che Gesù ci dice oggi nel Vangelo: ‘Quel giorno, il giorno nel quale voi vivrete la vita cristiana così, saprete tutto e nessuno potrà togliervi la vostra gioia’. Nessuno, perché io ho la memoria dell’incontro con Gesù, ho la certezza che Gesù è in Cielo in questo momento e intercede per me, è con me, e io prego e ho il coraggio di dire, di uscire da me e dire agli altri e dare testimonianza con la mia vita che il Signore è risorto, è vivo. Memoria, preghiera, missione. Che il Signore ci dia la grazia di capire questa topografia della vita cristiana e andare avanti con gioia, con quella gioia che nessuno potrà toglierci”. (Da Radio Vaticana)...
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"Roma: la Chiesa nella Città": Il "laboratorio pastorale" di Papa Francesco a Casal Bernocchi. I bambini come possono salvare il mondo?

Vaticano News - 26 maggio 2017 - 11:06am
Cosa possiamo fare noi bambini per salvare il mondo? E' la domanda rivolta al Papa domenica 21 giugno a Casal Bernocchi, periferia sud di Roma, da un bambino, durante la visita del Papa alla parrocchia di San Pier Damiani. E cosi questa puntata del mercoledì di "Roma: la Chiesa nella Città", entra di nuovo nel "Laboratorio Pastorale" di Papa Francesco, riproponendo l'audio integrale del colloquio del Papa con questi giovanissimi. "Roma: la Chiesa nella Città" è la trasmissione della Segreteria per la Comunicazione - sezione Radio, curata e condotta da Fabrizio Mastrofini, in collaborazione con l'Ufficio per le Comunicazioni Sociali del Vicariato di Roma. La trasmissione ha una sua pagina Facebook. Ed ora ecco il dialogo del Papa con i bambini: Incontro con i bambini Domande: Cosa possiamo fare noi bambini per salvare il mondo? Come ha fatto a capire la sua vocazione sacerdotale? Cosa possiamo fare per seguire meglio Gesù? Papa Francesco, ti volevo chiedere che sport praticavi quando avevi la mia età – io ho 11 anni. Mi piacerebbe anche sapere se giocavi a calcio e che ruolo ricoprivi. Papa Francesco: E’ una bella domanda!… Voi avete fatto quella: “Cosa possiamo fare noi per salvare, per aiutare…”. Avete detto “salvare il mondo”. Ma il mondo è grande! Un bambino – pensate, pensate bene prima di rispondere – un ragazzo, un bambino, una ragazza, una bambina, può aiutare per la salvezza del mondo?... Può o non può? Bambini: Non può… Papa Francesco: Non può far niente?… Voi non contate niente?... Può o non può? Bambini: Può! Papa Francesco: Ecco! Un po’ più forte, che non sento… Bambini: [gridano] Può! Papa Francesco: E io vorrei sentire voi, chi di voi è la più brava o il più bravo a rispondere a questa domanda, pensate bene: come io posso aiutare Gesù a salvare il mondo? Come posso io aiutare Gesù a salvare il mondo? Alzate la mano, quelli che vogliono rispondere… Alzi la mano chi vuole rispondere. [qualcuno dice: “Con la preghiera”] Con la preghiera possiamo aiutare Gesù a salvare il mondo? Possiamo o non possiamo? Bambini: Possiamo! Papa Francesco: Ma cosa succede? Siete tutti addormentati? Bambini: No! Papa Francesco: Ah, è il sole, è il sole… Il sole fa dormire… Con la preghiera. Benissimo. Un’altra cosa. Tu… Bambino Rispettando le persone. Papa Francesco: Rispettando le persone. E le persone, vanno rispettate? Bambini: Sì! Papa Francesco: Papà, mamma, nonno, nonna: vanno rispettati? Bambini: Sì! Papa Francesco: E le persone che io non conosco, che abitano nel quartiere, vanno rispettate? Bambini: Sì! Papa Francesco: E le persone che abitano sulla strada, i barboni, vanni rispettati? Bambini: Sì! Papa Francesco: Sì. Tutti, tutte le persone vanno rispettate. Lo diciamo insieme? Papa e bambini: Tutte le persone vanno rispettate! Papa Francesco E quello che non mi vuole bene, io devo rispettarlo? Bambini: Sì! Papa Francesco: Sicuro? Bambini: Si! Papa Francesco: Ma non sarebbe meglio dargli uno schiaffo? Bambini: No! Papa Francesco: Davvero? Bambini: Sì. Papa Francesco: Ecco: anche quello che non mi vuole bene, va rispettato. Papa e bambini: Anche quello che non mi vuole bene, va rispettato. Papa Francesco: E quello che mi ha fatto del male, una volta, pensate bene a questo: cosa debbo fare? Se una persona mi ha fatto del male, io posso fare del male a lui? Bambini: No! Papa Francesco: No. Non è bello. Posso telefonare alla mafia perché faccia qualcosa? Bambini: No… Papa Francesco: Non siete convinti… Si può fare questo? Bambini: No! Papa Francesco: Si possono fare accordi con la mafia? Bambini: No! Papa Francesco: No! Anche quelli [che ci fanno del male] vanno rispettati. Avete risposto bene. Vedete con quante cose possiamo aiutare Gesù a salvare il mondo. E questo è bello, è molto bello! E se io ho fatto i compiti a casa e la mamma mi lascia uscire a giocare con le amiche o con gli amici, o a fare una partita, questo è bello? Bambini: Sì! Papa Francesco: Giocare – pensate bene – giocare, giocare bene, aiuta Gesù a salvare il mondo? Bambini: Sì… Papa Francesco: Non siete convinti… Bambini: Sì! Papa Francesco: Sì! Perché la gioia aiuta Gesù a salvare il mondo. Diciamolo tutti insieme. Papa e bambini: La gioia aiuta Gesù a salvare il mondo. Papa Francesco: La gioia è una cosa molto bella, molto bella. Voi, oggi, siete gioiosi? Bambini: Sì! Papa Francesco: Sì? Siete gioiosi? Bambini: Sì! Papa Francesco: E questo è molto bello. E credo che con questo ho risposto a “cosa possiamo fare per aiutare Gesù per salvare il mondo”. E voi pensateci, dopo, sempre. Poi, io quando avevo la tua età giocavo a calcio. Sai, io non ero bravo nel calcio, e da noi, quelli che non sono bravi nel calcio si chiamano “pata dura” (gamba dura). Capito? Io ero un pata dura, e per questo di solito facevo il portiere, per non muovermi: era il mio ruolo… Non è una parolaccia, questa, si può dire, pata dura, non è parolaccia. E un’altra domanda era: come ho fatto a capire la vocazione. Ognuno di noi ha un posto nella vita. Gesù vuole che uno si sposi, che faccia una famiglia, vuole che un altro faccia il prete, un'altra faccia la suora… Ma ognuno di noi ha una strada, nella vita. E per la maggioranza è che siano come voi, come tutti, come i vostri genitori: fedeli laici che fanno una bella famiglia, che fanno crescere i figli, che fanno crescere la fede… E io ero in famiglia: noi eravamo cinque fratelli, eravamo felici. Papà lavorava, veniva dal lavoro… - in quel tempo c’era, il lavoro - e giocavamo… Una volta – vi farò ridere, ma non fate questo che vi dico! – abbiamo fatto un concorso per giocare ai paracadutisti, e abbiamo preso l’ombrello e siamo andati sul terrazzo e uno dei miei fratelli si è buttato per primo, giù, dal terrazzo. E si è salvato la vita per poco! Sono giochi pericolosi, quelli. Ma eravamo felici. Perché? Perché papà e mamma ci aiutavano ad andare avanti, a scuola, e anche si preoccupavano di noi. E’ molto bello, è molto bello… Sentite bene: è molto bello nella vita essere sposati, è molto bello. E’ molto bello avere una famiglia, un papà e una mamma, avere dei nonni, gli zii… Avete capito questo? E’ molto bello, è una grazia. E ognuno di voi ha genitori, ha i nonni, ha gli zii, ha una famiglia. E perché non li salutiamo adesso? Un applauso a tutti loro, a tutti loro… [applauso] I vostri genitori si sacrificano per voi, per farvi crescere, e questa è una cosa bella, è una bella vocazione: fare una famiglia. Ma c’è anche l’altra vocazione: fare la suora, fare il prete. E io un giorno ho sentito – ma di colpo – avevo 16 anni e ho sentito che il Signore voleva che io fossi prete. Eccomi! Sono prete. Questa è la risposta. Si sente nel cuore: quando un ragazzo sente nel cuore simpatia e poi quella simpatia va avanti, e sente amore per una ragazza e poi si fidanzano e poi si sposano, così si sente nel cuore quando il Signore ti dice: “Tu devi andare avanti sulla strada per diventare prete”. E così ho sentito io. Come si sentono le cose belle nella vita. Perché è una cosa bella! Capito? Bene, voi siete stanchi di stare qui, il sole è forte… Bambini: No! Papa Francesco: Adesso c’è un po’ di venticello, ma… Io non ricordo: a quello che non mi vuole bene, devo dare uno schiaffo? Bambini: No! Papa Francesco: Ah! Avevo dimenticato. E devo pregare per le persone che mi odiano? Bambini: Sì! Papa Francesco: Sì, sì: pregare per quello che non mi vuole bene, per quello… devo pregare. E debbo essere obbediente a mamma e a papà? Bambini: Sì! Papa Francesco: Io, o il vicino? Bambini: Tutti! Papa Francesco: Ah, ognuno! Ognuno dica “io”. Bambini: Io! Papa Francesco: Io devo obbedire a papà e mamma: tutti! Bambini: Io devo obbedire a papà e mamma. Papa Francesco: E’ molto importante, perché loro si sacrificano per noi. Avete capito? Bambini: Sì. Papa Francesco: Benissimo. E adesso, che cosa facciamo? Ecco, facciamo una preghiera. Nella prima domanda abbiamo parlato della preghiera. Adesso facciamo una preghiera gli uni per gli altri. Prendetevi per mano, tutti. Come fratelli, come amici. Prendetevi per mano, tutti. E preghiamo la Madonna, che è la nostra Madre: Ave o Maria,… E adesso darò a tutti voi la benedizione. In silenzio, ognuno di voi pensi ai genitori, ai parenti, agli amici, pensi anche ai nemici, alla gente che vi odia o che non vi vuole bene. E che questa benedizione scenda anche su di loro, su tutti. [Benedizione] Grazie!...
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La visita di Papa Francesco a Genova

Vaticano News - 26 maggio 2017 - 10:41am
La città della Lanterna aspetta l’arrivo del Papa che domani, appena sorgerà il sole, inizierà il suo viaggio per le vie di Genova cercando il cuore di ogni fedele portando la luce di Cristo. E come sempre sarà una grande festa. Mentre si stanno ultimando i preparativi, bandiere gialle e bianche già colorano il porto delle grandi gru e i cartelloni che ritraggono il volto sorridente del Papa danno appuntamento a domani. Una città pronta ad accogliere il Papa In aeroporto arriverà intorno alle 8.15 e ad attenderlo ci sarà anche il sindaco Marco Doria il quale ribadisce che “ Il Papa troverà una città pronta ad accoglierlo , in cui il Pontefice sarà a contatto con mondi diversi che fanno tutti parte integrante della comunità genovese”. Una Chiesa discreta, umile, laboriosa Il primo e atteso incontro sarà quello con il mondo del lavoro allo stabilimento dell’Ilva, poi in Cattedrale il Papa si stringerà attorno ai vescovi e ai religiosi della Regione Ecclesiastica Ligure. Il cardinale Angelo Bagnasco , arcivescovo di Genova e presidente del Consiglio delle Conferenze dei Vescovi d'Europa, sottolinea che Francesco troverà “una Chiesa discreta , com’è il carattere dei genovesi e nello stesso tempo molto laboriosa, con il desiderio e l’impegno di stare vicino alla gente nelle proprie comunità, senza svolazzi particolari, senza proclami – con la discrezione del carattere genovese - e quindi operativa”. Un bagno di responsabilità, fiducia e gioia Alle 12.00 ci sarà l’appuntamento con i giovani al Santuario di Nostra Signora della Guardia, che veglia sulla città da oltre 500 anni. Lì pranzerà con i poveri, i rifugiati, i senza fissa dimora e i detenuti. Il Papa porterà “un bagno di responsabilità, di fiducia e di gioia  - evidenzia il rettore, mons. Marco Granara - come porta Gesù quando lo prendiamo sul serio”. La carezza di Gesù all’ospedale Gaslini Tanto atteso anche l’incontro, nel pomeriggio, con i piccoli pazienti ed i genitori dell’ospedale pediatrico “Giannina Gaslini”. Il Papa li ha salutati mercoledì tramite l’emittente parrocchiale “Radio fra le note”: “Vengo per stare un po' vicino a voi - dice - ascoltarvi e portarvi la carezza di Gesù”. Una carezza riflessa nell’amore del parroco del Gaslini, padre Aldo , che da sempre mette " il cuore accanto al cuore ” dei piccoli pazienti e delle loro famiglie. Il Papa entrerà nel reparto di rianimazione e di terapia intensiva, un po’ il nucleo dell’ospedale. "Forse - dice il presidente dell’ospedale Pietro Pongiglione  - è il reparto più impattante dal punto di vista emotivo ”. L’abbraccio di Genova al Papa Il centro della visita pastorale in città sarà nel tardo pomeriggio quando il Papa presiederà la Santa Messa nell’area della Fiera del Mare, nel Piazzale Kennedy. Tutta Genova pregherà con il Papa ed ascolterà le sue parole che aiuteranno a “guardare avanti - dice il cardinale Bagnasco - Vogliamo stringerci attorno a lui” e dirgli che “gli vogliamo bene”. Proprio come il logo scelto per la visita del Papa che raffigura il profilo della città e un grande abbraccio. (L'inviato a Genova Massimiliano Menichetti) (Da Radio Vaticana)...
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2017-05-26 - Vangelo di venerdi'

Liturgia - 26 maggio 2017 - 12:00am
At 18, 9-18; Sal.46; Gv 16, 20-23. ||| In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia.
La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche voi, ora, siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia. Quel giorno non mi domanderete più nulla».
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2017-05-26 - Commento di venerdi'

Liturgia - 26 maggio 2017 - 12:00am
La gioia di Cristo e quella del mondo. ||| Quante volte ci assale la tentazione di credere che coloro che vivono lontani da Dio e camminano per i propri sentieri, ignari di ogni norma, incuranti di qualsiasi legge, siano più felici di noi e vivano la vera libertà. L'allegria del mondo, per quanto falsa ci possa apparire, ci affascina comunque. Il tutto e subito può anche dare l'illusione dell'onnipotenza. Se proviamo però a scrutare con maggiore intelligenza non ci vuole molto a scoprire che sotto le mentite spoglie di una superficiale allegria si nasconde il vuoto di una profonda insoddisfazione. Gesù predìce ai suoi: "Il mondo si rallegrerà, voi sarete afflitti". Sùbito però aggiunge: "Ma la vostra afflizione si cambierà in gioia". Solo nella prospettiva futura emergerà la verità. Il travaglio della vita è paragonato al travaglio del parto, che è motivo di momentanea sofferenza per la madre. Poi la gioia della maternità fa dimenticare la sofferenza passata. Appare abbastanza evidente che Gesù ci voglia ricordare la sua crudelissima passione per farci comprendere e godere della gioia della sua risurrezione. Il suo percorso ora è la nostra via: anche noi dobbiamo portare inevitabilmente i nostri pesi, anche quelli che ci recano dolore e ci inducono al pianto, ma non possiamo e non dobbiamo mai dimenticare che quei pesi, portati con Cristo e offerti a lui, costituiranno la nostra forza per risorgere. Con quei pesi costruiamo i nostri calvari, sono sacchi di terra arida e riarsa, che irrorata dal divino redentore, diventa terra fertile, dove alberi frondosi crescono fecondi. I sacchi di terra arida, che invece rimangono sulle spalle degli uomini, perché ignari di Cristo e della sua croce, sempre più pesanti, finiscono per farli stramazzare e diventare così la tomba buia di ognuno e lì è la più profonda tristezza. È l'inferno costruito dalle mani degli uomini. La nostra gioia invece la viviamo prima nella fede e nella speranza cristiana e poi nella patria beata. Nell'attesa dobbiamo esercitare la virtù della pazienza e alimentarci di comunioni con Cristo, quelle così intense che ci anticipano sin da ora la gioia futura.
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2017-05-26 - Santi di venerdi'

Liturgia - 26 maggio 2017 - 12:00am
San Filippo Neri
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Urbaniana: simposio nella Giornata di preghiera per la Chiesa in Cina

Vaticano News - 25 maggio 2017 - 5:44pm
A dieci anni dalla Lettera ai cattolici cinesi di Papa Benedetto XVI e in occasione della Giornata mondiale di preghiera per la Chiesa in Cina, celebrata ieri, l’agenzia AsiaNews ha organizzato alla Pontificia Università Urbaniana il simposio “Cina: la croce è rossa”, per fare il punto sulla situazione dei cristiani nel Paese. Al Regina coeli di domenica scorsa Papa Francesco aveva invitato i cattolici cinesi ad “alzare lo sguardo a Maria nostra madre, perché ci aiuti a discernere la volontà di Dio circa il cammino concreto della Chiesa in Cina”. Il servizio di Michele Raviart : La Giornata mondiale di preghiera in Cina è dedicata alla Madonna di Sheshan a Shangai, “ausilio dei cristiani” e protettrice del Paese. Pellegrini da tutta l’Asia vengono in questo santuario, in questa ricorrenza. A ricordarla, presso la Pontificia Università Urbaniana, il simposio “Cina: la croce è rossa”. Ne spiega il significato padre Bernardo Cervellera , direttore di AsiaNews: “La croce è rossa per la presenza di tanti martiri nella storia della Cina. Poi c’è un altro tema su 'la croce è rossa', nel senso che il rosso per i cinesi è un colore di festa. Il cristianesimo porta la festa in Cina: che cosa significa? Significa che, siccome molta gente, soprattutto giovani, sono stanchi del materialismo, stanno cercando nuovi valori spirituali e li trovano nel cristianesimo, così come anche in altre religioni. Per cui in Cina c’è una rinascita religiosa impressionante: ormai si calcola che l’85 per cento dei cinesi ha una qualche dimensione religiosa”. Nel 2017 ricorre il decimo anniversario della Lettera di Benedetto XVI ai cattolici in Cina. Un documento nato per confortare i fedeli del Paese asiatico e fornire le indicazioni sul dialogo fra Cina e Vaticano, da improntare sui criteri di verità e di carità. Un impegno confermato dalla volontà di dialogo di Papa Francesco, come afferma mons. Savio Hon Taifa i, segretario della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli: “Papa Benedetto XVI ha avuto sempre grande cura e anche sollecitudine per tutta la Chiesa, così anche per la Chiesa in Cina. Ci sono questioni difficili da risolvere, però la Chiesa è una comunità in preghiera e quindi dobbiamo fare ricorso a questa risorsa spirituale. La Lettera che lui ha scritto dieci anni fa era un invito a tutti i cattolici nel mondo a unirsi in questa giornata, il 24 maggio, per pregare insieme ai cattolici in Cina. Ovviamente Papa Francesco parla molto della misericordia, della comprensione, del dialogo:dire che sono molto complementari”. Una Chiesa di martiri e di missionari, tra cui spiccano quelli del Pontificio Istituto Missioni Estere, tra i primi ad operare in Cina in epoca moderna. Padre Gianni Criveller , missionario del Pime ad Hong Kong e sinologo: “Il Pime, dal 1858 è presente in Cina; circa 500 missionari del Pime hanno lavorato in questo grande Paese, facendo una grande opera di evangelizzazione e di carità. Il Pime esiste per l’Asia e all’interno dell’Asia, la Cina è sicuramente la missione in cui il Pime ha più investito in termini di energie e di uomini. Il lascito è un lascito di evangelizzazione: numerose diocesi sono state fondate dal Pime, sette martiri hanno versato il loro sangue e soprattutto moltissimi uomini e donne sono stati evangelizzati”. (Da Radio Vaticana)...
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Il Papa ai piccoli del Gaslini: vi porto la carezza di Gesù

Vaticano News - 25 maggio 2017 - 3:00pm
Sabato prossimo, 27 maggio, Papa Francesco si recherà in visita pastorale a Genova . Tra gli appuntamenti più attesi c’è l’incontro con i bambini malati e i loro familiari nell’Ospedale pediatrico “Giannina Gaslini”. E ieri Francesco ha riservato una bella sorpresa per i piccoli degenti. Ce ne parla Sergio Centofanti : Papa Francesco saluta i bambini del Gaslini in diretta telefonica. E’ accaduto ieri pomeriggio. Il Papa si è collegato con i piccoli attraverso l'emittente parrocchiale 'Radio fra le note' fondata dal sacerdote genovese don Roberto Fiscer, che ogni mercoledì dedica la sua diretta all’Ospedale pediatrico. Ascoltiamo le parole del Papa : "Cari bambini ospiti dell'ospedale Gaslini di Genova vi saluto tutti con affetto in attesa di incontrarci sabato . Voglio dirvi che attendo con gioia il momento di incontrarmi con voi e con i vostri familiari, vengo per stare un po' vicino a voi, ascoltarvi e portarvi la carezza di Gesù. Lui è sempre vicino a noi specialmente quando siamo in difficoltà e abbiamo bisogno. Lui sempre ci dà fiducia e speranza. Prego già adesso per voi e voi per favore pregate per me. Grazie, ci vediamo sabato". Dopo il saluto, il Papa ha recitato insieme ai bambini un’Ave Maria e ha impartito la benedizione ai piccoli pazienti e ai familiari. Ma qual è il significato della sua visita al Gaslini? Massimiliano Menichetti lo ha chiesto al padre cappuccino Aldo Campone, cappellano dell’Ospedale : R. – Certamente significa l’attenzione che la Chiesa, il Santo Padre, mette alla condizione della sofferenza . Qui nell’ospedale pediatrico c’è proprio un fermento. La visita del Papa è recepita come un atto d’amore: è la presenza di Dio in mezzo a noi. Non dobbiamo dimenticarlo. E’ il vicario di Cristo, che è anche speranza di un miglioramento della salute, balsamo della consolazione. Anche i non credenti capiscono che è il passaggio di tanto bene, quindi di fraternità, di attenzione all’uomo. Il Papa è per tutti . D. – Per lei che cosa significa stare al Gaslini? R. – Significa una condizione penitenziale. Non è sempre facile, le situazioni sono delicate e riguardano i bambini; ogni giorno mi pongo accanto a quelli che sono nella sofferenza . La preghiera innanzitutto, perché è la prima e la più grande carità che noi possiamo esercitare. Cerco di essere vicino nell’ascolto, nella presenza: qui ci sono persone da 90 Paesi, ci sono tutte le religioni… e tutti si accorgono, percepiscono che è un momento di fraternità, di solidarietà. D. – I medici stessi dicono: bisogna lavorare con vicinanza, prossimità però non ci si può far coinvolgere - usano questo termine - altrimenti si rimane schiacciati. Nel caso di un sacerdote è così? R. – Non è così perché il primo impegno di un sacerdote è quello di mettere il cuore accanto al cuore, di portare i pesi gli uni degli altri , come dice San Paolo, si attinge dalla preghiera questa forza. Il Signore certamente non lascia soli: prima che arriviamo noi arriva lui, nelle situazioni, nell’incontro con le persone. D.  - Padre Aldo cosa dirà al Papa? R. – Grazie, grazie della testimonianza di amore per l’umanità sofferente, di amore per i piccoli, di amore alla vita. D. - Come vi siete preparati a questo incontro? R. – Con 40 ore di adorazione consecutive, notte e giorno, proprio per sostenere questa attività apostolica del Papa, specificatamente per il Gaslini. D. - Cosa troverà il Papa? R. - Noi abbiamo 20 palazzi, 73 mila metri quadrati, quindi è proprio un paese e il Papa troverà tanti che gli mostreranno le piaghe: le piaghe delle mani, dei piedi, le piaghe del cuore. I genitori che non hanno alcuna ferita, nessun taglio, ma le piaghe le hanno perché sentono dentro di loro le trafitture della sofferenza dei figli . La loro è una sofferenza che assomiglia a quella della Madonna ai piedi della croce. Maria, senza morire, è la regina dei martiri. E così i genitori accanto ai loro figli soffrono. In ospedale ho sempre detto: non abbiamo un paziente, ma ne abbiamo tre. Abbiamo il bambino che è colpito fisicamente e abbiamo i genitori di cui prendersi cura. Ecco il Papa incontrerà questa umanità provata. (Da Radio Vaticana)...
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2017-05-25 - Vangelo di giovedi'

Liturgia - 25 maggio 2017 - 12:00am
At 18, 1-8; Sal.97; Gv 16, 16-20. ||| In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Un poco e non mi vedrete più; un poco ancora e mi vedrete».
Allora alcuni dei suoi discepoli dissero tra loro: «Che cos'è questo che ci dice: "Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete", e: "Io me ne vado al Padre"?». Dicevano perciò: «Che cos'è questo "un poco", di cui parla? Non comprendiamo quello che vuol dire».
Gesù capì che volevano interrogarlo e disse loro: «State indagando tra voi perché ho detto: "Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete"? In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia».
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2017-05-25 - Commento di giovedi'

Liturgia - 25 maggio 2017 - 12:00am
Ancora un poco... ||| Quanto ci occupa, ci preoccupa e talvolta ci spaventa, il tempo! Ha un ritmo inarrestabile che ci conduce alla fine; crea così distacchi dolorosi ed inevitabili perdite. È in vista di ciò che ne percepiamo meglio il valore, ma sappiamo che spesso ci sfugge, ci ingoia e ci affligge. Nella visione di Dio "Mille anni sono come il giorno di ieri che è passato, come un turno di veglia nella notte". È evidente che presso Dio il calcolo del tempo viene valutato con parametri diversi dai nostri. Per questo gli apostoli non comprendono le parole di Gesù quando dice loro: "Ancora un poco e non mi vedrete; un po' ancora e mi vedrete". «Che cos'è mai questo "un poco" di cui parla? Non comprendiamo quello che vuole dire». È una cronologia davvero difficile da comprendere, anche perché non è solo tempo quello di cui parla Gesù, ma piuttosto di eventi nuovi, di situazioni nuove che consentiranno di vederlo. Quel "poco" riguarda la fede dei discepoli e la luce dello Spirito Santo, le due lampade che splenderanno nei loro cuori e consentiranno di vederlo realmente. Solo allora la tristezza si cambierà in gioia. Tutti noi siamo nell'attesa di vedere. Il velo che ci offusca è ancora determinato dalla pochezza della nostra fede nel risorto e dalla non piena accoglienza dello Spirito. Per questo il "poco" che abbiamo ancora da vivere e il "poco" che ci separa dalla meta è spesso cosparso di pianto e di tristezza. Voglia Dio che sia il desiderio di Lui e l'essere incapaci di una risposta adeguata al suo infinito amore a renderci tristi e a far sgorgare il nostro pianto. Tutti noi sappiamo come colmare quel "poco" e sconfiggere definitivamente la sensazione di un distacco doloroso da Cristo: è la nostra comunione con noi, è la nostra vita modellata al suo Vangelo, è la nostra preghiera che ce lo rende vivo, presente e partecipe della nostra storia.
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2017-05-25 - Santi di giovedi'

Liturgia - 25 maggio 2017 - 12:00am
Santa Maria Maddalena de' Pazzi - San Gregorio VII - San Beda Venerabile
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Il Papa parla a "Radio fra le note" e saluta i bambini del Gaslini

Vaticano News - 24 maggio 2017 - 6:31pm
Il Gaslini attende il Papa con grande entusiasmo. Francesco oggi si è collegato in diretta radiofonica con i bambini dell'ospedale pediatrico genovese grazie a " Radio fra le note ", emittente web fondata da don Roberto Fisher. Ha salutato e pregato con i piccoli dandogli appuntamento a sabato prossimo quando visiterà la città . La tappa ospedaliera vedrà Francesco entrare nel reparto di rianimazione e di terapia intensiva.  Massimiliano Menichetti ha intervistato il presidente dell’ospedale Giannina Gaslini, Pietro Pongiglione: R. – L’ospedale si appresta ad accogliere il Papa con grandissimo entusiasmo. L’attività che l’ospedale svolge nei confronti dei bambini, in primis, ma anche dei genitori di questi piccoli che soffrono è molto difficile, delicata: il Papa viene per loro. L’aspettativa è alta: stiamo preparando questo evento perché veramente lo sentiamo significativo per ora, e per il futuro. D. – Il “Gaslini” è un ospedale d’eccellenza, in Italia: 20 palazzi, 73 mila metri quadrati … Molti lo definiscono un po’ un paese della speranza, anche se c’è tanta sofferenza, chiaramente … R. – E’ così: è un “paese della speranza” e spesso la speranza è ben riposta, perché le soluzioni alle problematiche di salute dei bambini oggi sono sempre più frequenti. Siamo un riferimento a livello nazionale, oltre ad essere l’ospedale regionale, ma anche internazionale, perché da noi ci sono ogni anno circa 700 bambini che vengono da una settantina di Paesi del mondo. D. – Vi fate carico, per quanto possibile, anche delle famiglie … R. – L’ospedale ha sempre presente l’uomo: io direi che questa è una sfida già vinta. Il personale, a tutti i livelli, ha sempre avuto una particolare attenzione alle persone: chiaramente ai bambini ricoverati, ma anche a tutto quello che sta loro intorno, quindi i genitori, i nonni, i parenti… E’ una tradizione che ha voluto il nostro fondatore, Gerolamo Gaslini, e questo è un elemento che noi non possiamo perdere e che, anzi, cerchiamo di sviluppare sempre più perché è veramente qualcosa che fa la differenza, che dà quel di più, che non può che venire dall’animo umano. Poi noi abbiamo la grande fortuna di avere una parrocchia all’interno del nostro ospedale e questo ovviamente è un valore aggiunto per chi crede, come tanti di noi, ma anche per chi non crede – perché poi, quando tocca con mano quello che l’assistente spirituale può dare, trova che c’è una differenza. D. – Che cosa vuol dire per lei essere a capo di questo ospedale che si prende cura dei più piccoli? R. – Quando ho avuto la notizia di questo incarico dal cardinale Bagnasco, per un paio di settimane non ho dormito. E ora ho sulle spalle una responsabilità molto grande che però condivido innanzitutto con il Consiglio d’Amministrazione, poi con il management dell’ospedale che a tutti i livelli è veramente di grandissima professionalità. Questo incarico è anche un onore, quasi una missione … anche un dono, devo dire, perché consente di capire quali siano i veri problemi. E’ un’esperienza di vita, è un arricchimento senza eguali. Spero di poter dare un altrettanto contributo perché quello che il Gaslini offre ed ha sempre offerto, possa essere fatto sempre meglio. D. – Il Papa verrà nel reparto di rianimazione e di terapia intensiva … R. – E’ un po’ il cuore dell’ospedale, è il reparto forse più impattante dal punto di vista emotivo. Questo sarà l’unico reparto che verrà visitato per una questione anche di tempo; sarà simbolicamente un essere vicino a tutti, sarà un segno significativo che non potremo mai dimenticare. D. – Lei personalmente che cosa si aspetta da questa visita? R. – Un’ulteriore carica. Vorrei dire al Papa, ovviamente, mille cose, ma il tempo non ci sarà; quello che gli dirò sicuramente è un grazie. Lui pregherà con noi perché ne abbiamo bisogno e credo che sarà veramente il centro del significato della sua visita. (Da Radio Vaticana)...
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​All’udienza generale il Papa indica nell’incontro di Emmaus la missione della Chiesa - La strada scenario evangelico

Vaticano News - 24 maggio 2017 - 2:39pm
Nell’incontro di Gesù con i discepoli di Emmaus «c’è tutto il destino della Chiesa», che «non sta rinchiusa in una cittadella fortificata, ma cammina nel suo ambiente più vitale, vale a dire la strada»: lo ha ricordato Papa Francesco commentando l’episodio evangelico all’udienza generale di mercoledì 24 maggio in piazza San Pietro. «Lì — ha spiegato il Pontefice riferendosi allo “scenario” della strada — incontra le persone, con le loro speranze e le loro delusioni, a volte pesanti. La Chiesa ascolta le storie di tutti, come emergono dallo scrigno della coscienza personale; per poi offrire la parola di vita, la testimonianza dell’amore di Dio, amore fedele fino alla fine. E allora il cuore delle persone torna ad ardere di speranza». È quanto è accaduto ai discepoli che sulla strada verso Emmaus «camminano delusi, tristi, convinti di lasciare alle spalle l’amarezza di una vicenda finita male». I due, infatti, «coltivavano una speranza solamente umana, che ora andava in frantumi». La croce issata sul Calvario era per loro «il segno più eloquente di una sconfitta che non avevano pronosticato». L’incontro con Gesù segna invece l’inizio di una vera e propria «terapia della speranza». Il Signore «domanda e ascolta», poi parla «attraverso le Scritture», quindi ripete «il gesto-cardine di ogni Eucaristia: prende il pane, lo benedice, lo spezza e lo dà». Una «serie di gesti» che diventano «il segno di che cosa dev’essere la Chiesa». Egli, infatti, «ci prende, ci benedice, “spezza” la nostra vita e la offre agli altri». «Tutti noi — ha riconosciuto in proposito Francesco — abbiamo avuto momenti difficili, bui; momenti nei quali camminavamo tristi, pensierosi, senza orizzonti, soltanto un muro davanti». Ma Gesù «sempre è accanto a noi per darci la speranza, per riscaldarci il cuore». Qui sta «il segreto» della strada che conduce a Emmaus: «Anche attraverso le apparenze contrarie, noi continuiamo a essere amati, e Dio non smetterà mai di volerci bene». Egli, ha assicurato il Papa, «camminerà con noi sempre, sempre, anche nei momenti più dolorosi, anche nei momenti più brutti, anche nei momenti della sconfitta: lì c’è il Signore. E questa è la nostra speranza». La catechesi del Papa ...
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